Con la crisi della supply chain, diversificare è obbligatorio

La crisi della supply chain è una crisi che sta colpendo la complessa catena di approvvigionamento industriale.

Quella catena che consente alle industrie di rifornirsi di materie prime per poi generare prodotti finiti oppure semilavorati da inviare ad altre industrie. E’ una catena complessa globale che da qualche mese denuncia grossi buchi e ritardi difficoltà di approvvigionamento delle materie prime rincari dei costi problemi logistici. La supply chain mondiale è in panne. Ciò si riverbera praticamente su tutti i mercati e l’esempio più eclatante lo abbiamo avuto con la scarsità di chip che ha costretto le industrie automobilistiche a tagliare la produzione. Ma anche tanti altri settori sono stati costretti a ridurre la produzione oppure ad aumentare i costi.

Aumentare perchè più incerti

Un esempio su tutti è quello delle acciaierie che cominciano ad avere notevoli problemi a produrre visto l’incremento tremendo dell’acciaio. Un aspetto secondario della crisi della supply chain ma molto importante è il fatto che rende assai difficile fare previsioni sui vari comparti. Sappiamo bene che la crisi della catena di approvvigionamento danneggia un po’ tutti i comparti produttivi, ma non sappiamo bene quanto e in quali tempi. Di conseguenza stime e previsioni diventano estremamente arbitrarie ed aleatorie. In un contesto del genere la diversificazione che è sempre importantissima per qualsiasi investitore, diventa ancora più importante.

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Questo perché quando un settore comincia ad avere una debacle a causa dei problemi della propria supply chain è difficilissimo capire se questa situazione sarà momentanea e quindi costituisca addirittura un’opportunità di acquisto al prezzo più basso oppure durerà maggiormente di conseguenza renderà investimento sconveniente.

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Anche se è giusto ascoltare analisi e previsioni bisogna scontare il fatto che esse saranno sicuramente più imprecise e muoversi di conseguenza incrementando la diversificazione del portafoglio