Il rincaro del rame ha stupito persino chi nei mesi scorsi stava monitorando con attenzione gli aumenti di prezzo di questa materia prima con preoccupazione.
Sui mercati specializzati si parla di acquisti in condizioni di panico. Il prezzo è arrivato a toccare record storici che non si vedevano da decenni e anche le scorte mondiali ormai sembrano davvero alla fine. C’è penuria di questo metallo e pur di reperirlo sui mercati internazionali si è disposti a pagarlo cifre che sino a ieri sarebbero sembrate senza senso. L’allarme più forte viene proprio dalle scorte che sembrano essere davvero insufficienti e che stanno spingendo i prezzi in modo straordinario. Parliamo di 10.000 dollari per tonnellata al LME: un record. Questo dimostra che l’inflazione e la crisi della supply chain sono ad un livello di pericolosità molto forte e che quelle ricostruzioni un po’ ingenue che vedono questi due problemi come qualcosa di transitorio e velocemente risolvibile, peccano di eccessivo ottimismo.
Il rame è una materia prima preziosissima ed importantissima in tanti settori dell’industria ed uno strozzamento sul fronte del rame potrebbe arrivare ad avere effetti piuttosto pesanti su vari comparti industriali. Ma questa situazione a quanto pare sarebbe già presente perché le attuali quotazioni folli raggiunte da questo metallo autorizzano a pensare che oltre alla frenata dovuta al generale problema della supply chain ne possiamo avere una di proporzioni molto maggiori. Soprattutto ci dimostra che quei contrappesi che dovrebbero servire a mantenere il mercato in una situazione normale e gestibile non sussistano.
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Sono questi i numeri che dipingono in modo più verace la situazione della produzione e sono lontani anni luce da quelli delle banche centrali.
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E ciò rende più grave il rifiuto da parte delle banche centrali di riconoscerne la gravità.
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