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Assegno unico: vediamo chi guadagna e chi perde

È stato fortemente voluto dal governo questo assegno unico.

Lo scopo era quello di fare piazza pulita di tutta una serie di interventi disomogenei e disorganici che secondo l’esecutivo creavano non solo confusione. Dunque una sola misura in aiuto delle famiglie con figli. Di qui è nato l’assegno unico che entra in vigore a partire da gennaio 2022. L’assegno unico riguarderà tutti quei nuclei familiari che hanno a carico figli minori di 21 anni. Una cosa importante da capire sull’assegno unico è che ha come scopo recondito quello di incoraggiare il lavoro femminile. Questo è evidente dal fatto che le coppie nelle quali entrambi i genitori lavorano vengono ad essere avvantaggiate rispetto a quei nuclei familiari nei quali lavora soltanto uno dei due genitori. L’assegno unico spetterà soltanto a quei nuclei familiari che hanno ISEE entro i €50.000.

Favorire le famiglie con due genitori che lavorano

È proporzionale al numero dei figli a carico ma inversamente proporzionale all’ISEE. Di conseguenza più l’ISEE è basso e maggiore è il numero di figli a carico e più si percepirà come assegno unico. Per figli a carico si intendono tutti i figli minori di 21 anni con un reddito inferiore a 2840,51 euro. È anche importante ricordare che dal terzo figlio l’importo subisce una maggiorazione del 30%. Dunque con ISEE fino a €7.000 si ha l’assegno massimo che poi va progressivamente diminuendo man mano che aumenta l’ISEE. L’importo mensile è di 167,5 euro che salgono a 217,8 dai tre figli in su. Inoltre ci sarà una maggiorazione di €50 per ciascun figlio disabile.

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Con questa misura l’esecutivo risponde alle pressanti richieste rivolte da varie associazioni per sostenere le famiglie e specialmente le famiglie numerose.

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Ma la novità è proprio il vantaggio nel caso di secondo percettore di reddito. Questo rende manifesta la volontà del governo di contrastare la piaga della scarsa occupazione femminile.

Salvatore Dimaggio

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