Non c’è pace per l’immobiliare cinese.
Gravato da un debito colossale di 5000 miliardi di dollari, il mercato immobiliare cinese fa i conti con uno sviluppo troppo esplosivo e poco organico. La crisi di Evergrande ha messo in luce le fragilità e gli eccessi di questo mercato ed il governo di Pechino ribadisce il suo secco no a qualsiasi salvataggio di stato. A Pechino non importa di quanto Evergrande sia gigantesco e dell’impatto del suo default. Un salvataggio di stato non ci sarà. Tra l’altro la stampa asiatica rivela che altri sviluppatori immobiliari potrebbero presto arrivare al default e come se non bastasse arriva anche la tassa sull’immobiliare. In Cina non c’è mai stata una tassa sulla proprietà immobiliare ma il governo, forse anche per punire gli eccessi di questi anni, adesso la vuole introdurre. Sono davvero tanti colpi contemporaneamente per un settore immobiliare che si scopre fragile e martoriato e tutte queste notizie mandano in rosso i mercati asiatici.
La situazione cinese è assai complessa. Non c’è solo l’immobiliare a rendere tesi i mercati internazionali sul paese del dragone. La crisi della supply chain, le difficoltà della produzione e adesso una nuova impennata dei casi di covid stanno rendendo problematica l’attuale congiuntura dell’economia cinese. Certo gli investitori hanno fiducia nell’economia del dragone, ma Pechino non vuole dimostrarsi debole nei confronti del settore immobiliare ormai percepito come qualcosa da regolamentare con durezza. Se ciò rappresenti il presupposto per un salutare sgonfiarsi della bolla o per un distruttivo scoppio, è difficile da prevedere.
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Il Governo di Pechino non fa mistero di voler tassare tutta una serie di settori che sono accusati di stare snaturando l’anima dell’economia cinese.
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Il primo ad essere minacciato è stato il lusso ed oggi tocca all’immobiliare.
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