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La crisi più grave è quella delle banche centrali: serene sul Titanic

Qui su I Love Trading da mesi denunciamo uno scollamento troppo marcato tra la narrativa delle banche centrali e quella delle filiere produttive.

Da un lato abbiamo le banche centrali che raccontano che l’inflazione non esiste. Poi hanno cominciato a dire che era molto lieve comunque transitoria e comunque l’hanno sempre sia minimizzata che derubricata problema poco importante. In sostanza qualcosa che non preoccupa e che non ha dei veri effetti negativi. Dall’altra parte invece avevamo imprese costrette a fermare la produzione; rincari delle materie prime veramente stellari ed un aumento del petrolio sempre più forte che puntualmente è arrivato sulle bollette dei consumatori e delle imprese. In Cina il rincaro dell’energia è stato talmente forte da costringere da prima tante aziende a fermarsi e poi a far prendere la decisione a Pechino di ritornare all’inquinantissimo carbone.

Scollate dalla realtà

Insomma le banche centrali si sono da tempo completamente scollate dalla realtà di un mondo che soccombe l’infrazione. In realtà è lecito immaginare che le banche centrali sappiano benissimo la gravità della situazione dell’inflazione eppure sanno altrettanto bene che se dovessero alzare i tassi come ormai tanti chiedono, la borsa crollerebbe. Crollerebbe perché è stata gonfiata da anni ed anni di tassi a zeo ed è arrivata a valori ormai assolutamente irrealistici. Dunque piuttosto che far crollare le borse peraltro in pieno arrivo della quarta ondata preferiscono gonfiare l’inflazione. Il problema è che l’inflazione è arrivata nel frattempo a valori ormai insostenibili e sta già rallentando la produzione.

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La via delle banche centrali è sicuramente stretta e tortuosa, ma continuare a negare il problema dell’inflazione ci sembra veramente pericoloso.

Leggi anche: Inflazione e Covid possono distruggere la ripresa (che i poveri non hanno visto)

Impressionante come anche la Bank of England nonostante la durissima situazione britannica si sia allineata a questa retorica comune.

Salvatore Dimaggio

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