Le prospettive di un’uscita rapida dal covid sono state frantumate dalle dichiarazioni del CEO di Pfizer.
Ha parlato chiaramente del fatto che secondo lui la questione dei vaccini anti covid andrà avanti per anni. Altro che variante Omicron. Questa prospettiva significa che le difficoltà incontrate dalla produzione mondiale, nonché l’inflazione non sono uno stress momentaneo e superabile, ma sono una condizione da considerare praticamente strutturale e “normale”. Gli effetti di un Covid a lunghissimo termine possono essere veramente negativi tanto per le borse che per l’inflazione. Già Powell ha ammesso che la variante omicron rischia di far aumentare molto l’inflazione. Questo vuol dire che le banche centrali saranno costrette a varare una politica economica più restrittiva e che le borse resteranno senza il consueto supporto offerto dagli istituti centrali.
Le borse mondiali ormai giunte a quotazioni veramente clamorose grazie ai tassi a zero mantenuti dalle banche centrali si troverebbero così con banche molto meno amichevoli e il rischio di storni forti è notevole. Ma anche la crisi della supply chain non si risolverà mai finché ci saranno continue nuove ondate di covid. Insomma non stupisce che le borse siano in profondo rosso. La variante Omicron ieri e le esternazioni di Bourla, numero uno di Pfizer oggi, rendono decisamente più complessa la situazione della produzione e delle borse. All’articolo sotto vediamo perchè Omicron (e successive varianti) potrebbero far esplodere la crisi della supply chain secondo la Fed.
Leggi anche: Allarme supply chain: Omicron potrebbe fermare tutto. La Fed lo prevede
In uno scenario del genere gli investitori sono timorosi nei confronti dell’azionario e cercano beni di rifugio. Lo vediamo nell’articolo sotto.
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Le dichiarazioni del Ceo di Pfizer non potranno che avere un peso e già lo stanno manifestando.
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