Opzione Donna è uno strumento assai discusso, ma ad ogni modo è stato prorogato al 2022.
Secondo alcuni un ottimo viatico per poter andare in pensione senza attendere un’età avanzatissima, secondo altri questo strumento non è esente da critiche. Sì, ma ad ogni modo è stato esteso al 2022 e di conseguenza tante altre lavoratrici sia autonome che dipendenti potranno beneficiarne. Secondo alcuni opzione donna è uno strumento talmente valido e utile che andrebbe esteso a tutti per consentire un’uscita pensionistica veloce senza attendere un’età avanzata. Ma secondo tanti critici è un modo come un altro per ridurre i diritti dei lavoratori e andare verso una pensione ribassata. E’ un dibattito assai importante perché impatta sul futuro delle pensioni: opzione donna è spesso citata come un possibile modello da estendere, sul tavolo delle trattative tra governo e parti sociali.
Dunque la formula che già ha funzionato sino ad oggi viene ad essere stesa anche alle dipendenti nate nel 1963 alle autonome nate nel 62. Ovviamente resta il requisito dei 35 anni di contributi totalizzati entro l’anno in corso. Una formula consolidata che non piace a tutti, ma che moltissime hanno scelto. Le finestre di decorrenza restano assolutamente invariate: 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per quelle autonome . Nel 2022 arrivano dunque le prime pensioni. Il diritto deve essere stato maturato entro il 31 dicembre 2020 per le lavoratrici dipendenti o entro il 30 giugno 2020 per le autonome. La cosiddetta finestra di decorrenza è relativa alla maturazione del diritto ma non c’entra niente con la presentazione della domanda.
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Vediamo cosa accade per le lavoratrici dipendenti nate nel 1963. Sarà gennaio 2023 la data della prima decorrenza, in virtù dei famosi 12 mesi.
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Per quanto concerne le lavoratrici autonome 1962, parliamo di agosto del 2023, dopo i 18 mesi.
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