L’assegno unico è stata la grande rivoluzione del governo Draghi per quanto riguarda le politiche sulla famiglia.
Ha cancellato una miriade di interventi confusionari e ha introdotto un unico assegno a favore di tutte le famiglie italiane. L’assegno unico è retto da due parametri fondamentali. Il primo è l’ISEE e il secondo è il numero dei figli. Più basso sarà l’ISEE e maggiori soldi si percepiranno. Maggiore è il numero dei figli e anche qui più soldi si percepiscono. La misura ha fatto molto piacere alle famiglie numerose, ma tante altre famiglie in realtà sono state penalizzate e infatti i sindacati sono stati critici contro questa misura. Ma un’attenzione particolare devono prestare le coppie separate o divorziate. Vediamo perché.
I separati e divorziati hanno diritto come tutti gli altri all’assegno unico e non c’è alcuna preclusione per loro. Così come hanno diritto a percepirlo per i figli fino a 21 anni, esattamente come tutte le altre coppie. Per le coppie che vivono sotto lo stesso tetto, la domanda può essere presentata da entrambi i genitori o anche solo da uno. Ciò è del tutto ininfluente sia dal punto di vista burocratico che da quello di ciò che viene effettivamente percepito. Però è stato precisato che tutte le coppie che non vivono più sotto lo stesso tetto non potranno utilizzare la via di far presentare la domanda ad un solo genitore.
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Al contrario per quanto riguarda che coppie separate o divorziate, dovranno essere tutti e due a a completare la procedura della richiesta dell’assegno unico perché altrimenti l’assegno stesso risulterà dimezzato.
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Nulla cambia invece dal punto di vista dell’ISEE o del numero dei figli.
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