I social network sono uno strumento perfetto per i controlli fiscali, che infatti fioccano grazie a questi media.
E’ la Cassazione a ribadire come il dato che giri su internet e sui social sia uno strumento pienamente utilizzabile dal fisco che ovviamente lo utilizza a piene mani. La quantità di dati che diffondiamo sui social network ogni giorno è impressionante. Dicono tanto di noi, delle nostre abitudini, di dove siamo e di come viviamo. Il fisco utilizza questi dati per incrociarli con quelli già a sua disposizione per rinvenire discrepanze ed anomalie. Vediamo cosa fa scattare i controlli del fisco. I social sono uno strumento di comunicazione. Una sorta di piccolo giornale personale tramite il quale comunichiamo una serie di dati su di noi. Ma la data di inizio dell’utilizzo dei social da parte del fisco è ben precisa. E’ nel lontano 2016 che Facebook diventava fonte di acquisizione di dati fiscali secondo l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 16/E.
Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti ed i social sono diventati una fonte sempre più preziosa. Ma preziosa perchè? Come fonte d’innesco delle indagini innanzitutto. Dai social può accendersi la miccia che conduce agli accertamenti. Ma non solo. Dai social possono rinvenirsi anche prove e dati utili a contestualizzare altri dati. Tanto è vero che il fisco ha creato appositi strumenti ed algoritmi per mappare meglio ciò che lasciamo online e per processare i vari profili con maggiore efficienza. Tutto nasce da un paradosso di fondo. Quella stessa privacy che la gente difende a spada tratta viene poi svuotata di senso dall’esposizione volontaria sui social.
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E’ ovvio che la macchina del fisco non si lasci sfuggire questa occasione.
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Anche perchè spesso comunichiamo molti più dati di quel che crediamo.
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