Nella Manovra Finanziaria arriva una norma che rappresenta davvero uno spartiacque su un tema etico da decenni dibattuto.
Parliamo di pellicce e quando si parla di pelliccia inevitabilmente si parla di diritti degli animali. Sono decenni che in Italia gli animalisti chiedono rispetto per gli animali che non dovrebbero essere utilizzati come ornamento. È un tema delicatissimo che pone numerosi interrogativi e che ha visto invece il mondo della moda molto spesso mettersi sul fronte opposto. Le polemiche non sono mai mancate in quest’ambito perché se tanti trovano aberrante allevare animali al solo scopo di fare pellicce, altrettanti invece sottolineano come questa sia un’industria che comunque offre lavoro a tanta gente. Ma da quest’anno per il mondo della pellicceria italiana cambia tutto. Vediamo perché. Nella Manovra è contenuta una norma rivoluzionaria che proibisce categoricamente l’allevamento di animali da pelliccia sul suolo italiano.
Da oggi tutti gli allevatori di animali da pelliccia dovranno letteralmente cambiare mestiere perché ciò è proibito dalla legge. Ma non basta: la legge fa anche un’altra proibizione netta, vale a dire quella dell’uccisione dei medesimi. Ma se leggiamo approfonditamente la norma vediamo che si tratta di un giro di vite ampio e profondo. Leggendo analiticamente la norma vediamo per il divieto riguarda dunque l’allevamento ma anche la riproduzione in cattività e conseguentemente l’uccisione di tutti gli animali da pelliccia. Dunque riguarderà i visoni i procioni, cincillà, ma anche le volpi. In realtà il divieto è generale. Nessun animale può essere allevato ed ucciso allo scopo di creare pellicce. Sicuramente uno spartiacque in questa delicatissima tematica. Gli allevatori già in attività hanno un certo tempo per chiudere gli allevamenti.
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Tuttavia dal 30 giugno tutto dovrà essere chiuso. Stanziati anche tre milioni come risarcimento per gli allevatori.
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Non sembrano emergere divieti sul confezionamento di pellicce con animali uccisi altrove.
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