Dite addio alle pensioni anticipate: cosa accadrà presto

L’esecutivo guidato da Mario Draghi ha messo in agenda la riforma delle pensioni. L’intenzione è di cambiare nuovamente le regole per poter accedere all’assegno dell’Inps. In campo già alcune ipotesi molto concrete ma non del tutto favorevoli per chi sogna l’agognata pensione. 

(Pixabay)

La luce in fondo al tunnel della riforma delle pensioni ancora non si vede, nonostante sull’agenda del Governo guidato da Mario Draghi l’argomento c’è e già nei mesi scorsi è stato trattato. Basti pensare a Quota 102, il sistema che consente di andare in pensione a 64 anni con 38 anni di contributi. Allo stesso tempo, il tema è stato una priorità: l’esecutivo ha già prorogato di un anno l’Opzione Donne e Ape Sociale. In molti però si chiedono che fine fanno le pensioni anticipate a 63 anni, altro argomento su cui si concentrano le preoccupazioni di sindacati e lavoratori.

Sparisce Opzione Donna?

Due mani di un uomo con dei soldi (Pixabay)
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Una prima ipotesi sul tavolo del Governo è quella di far rientrare Opzione Donna, il trattamento ideato per le donne che hanno maturato i requisiti richiesti dal legislatore entro il 31 dicembre 2021, nelle opzioni di Ape Sociale. Per quest’ultimo si vaglia l’ipotesi di poter accedere a 63 anni ma di scendere gli anni di contributi: 30 invece di 35. Con un’eccezione, in caso di figli si può uscire prima dal mondo del lavoro: 62 o 61 anni.

Pensioni anticipate, cambiano le regole: ecco quando si può anticipare

Mario Draghi (Ansa)

Come detto, i sindacati mirano a raggiungere un obiettivo: uscire dal lavoro a 62 anni. Ma offrono un’alternativa: 41 anni di contributi versati. A quanto pare, però, non c’è feeling con il Governo su questo. L’esecutivo di Palazzo di Chigi sembrano più indirizzati verso una soglia più alta: 64 anni e dunque cercare di valorizzare il ricalcolo della pensione con il sistema contributivo. Dovrebbe restare Ape Sociale, che consente di uscire dal mondo del lavoro per ricevere l’assegno Inps ma riservato a coloro che si trovano in condizioni di disagio sociale e, inoltre, hanno versato contributi per 30 anni. Stesso discorso, e dunque regole invariate, per chi negli anni si è occupato delle mansioni usuranti. Qui il requisito è di aver versato i contributi per 36 anni, con un’eccezione per chi lavorava nell’edilizia: 32 anni. In conclusione: sotto all’età appena elencate, secondo le indiscrezioni insistenti che circolano in questi giorni, non sarà possibile andare in pensione.