Bollette: “addio salasso” tuo diritto contestare, ti salvi chiedendo verifica

Le famiglie italiane sono alle prese con bollette davvero fuori controllo e per molte di esse riuscire a pagare la luce, il gas e la benzina risulta davvero complesso.

Uno scenario da incubo specie in un paese con un’economia fragile come può essere quella italiana. Ma pagare la bolletta non è un gesto così automatico come pensiamo. Spesso infatti nelle bollette ci sono errori di varia natura che ci consentono di non pagare ed anzi di contestare del tutto quello che ci viene chiesto.

Una bolletta elettrica così come una bolletta del gas è un preciso dovere da parte della compagnia che gestisce questi servizi. La cadenza della bolletta può essere mensile oppure può avere una cadenza diversa, ma la cosa importante è che la bolletta è in definitiva una fattura che la compagnia ha il dovere di emettere prima di chiedere il pagamento. La bolletta è proporzionale ai consumi effettuati, ma anche alle tasse e alle spese accessorie.

I motivi

Ma ovviamente la bolletta va pagata entro il preciso termine di scadenza. Ma non dobbiamo credere che le bollette siano sempre assolutamente corrette. Anzi spesso sono gravate da vari tipi di errori. In alcuni casi per esempio i consumi riportati in bolletta sono superiori a quelli reali e dunque in questo caso si può contestare. Ma si può contestare anche quando ci sono in bolletta servizi che nel contratto non sono stati richiesti. Questo capita molto spesso. Ma capita anche che alcune bollette siano troppo vaghe e non permettano di capire effettivamente il dettaglio specifico delle varie voci di spesa.

Conciliazione

In questi casi fare reclamo si può. Le vie per fare reclamo sono una raccomandata con ricevuta di ritorno oppure una PEC. Attenzione perché una semplice lettera non sarà considerata valida. Nel reclamo si dovranno identificare tutti i dati relativi all’utente, alla fornitura e anche spiegare dettagliatamente il problema riscontrato. Il gestore non può ignorare il nostro reclamo, anzi ha un termine preciso di legge per rispondere. Questo termine è pari a 30 giorni.

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Ma cosa succede se il gestore e l’utente non si mettono d’accordo a seguito della procedura sopra elencata? In tal caso si va alla cosiddetta conciliazione. L’utente deve proporre un reclamo ad un’autorità competente come ad esempio la camera di commercio e qui partirà una procedura per cercare di mettere d’accordo utente e gestore in base alla effettiva fondatezza del motivo di reclamo.