Pensioni ad aprile, ecco le date. E faresti bene a controllare gli importi

Rimangono invariate per aprile e regole per l’erogazione dell’assegno pensionistico. Ma fra due mesi cambiano le modalità e le cifre.

 

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Anche per il prossimo mese (aprile) i pagamenti delle pensioni avverranno in anticipo. Il meccanismo è stato instaurato con la pandemia da Covid-19 e in questi due anni ha avuto lo scopo di evitare assembramenti e dunque evitare forme di contagi, specie tra anziani. Il 31 marzo è una data da cerchiare in rosso per tutti, e anche per chi riceve la pensione. Dopo esattamente due anni e due mesi (è stato promulgato il 31 gennaio dall’allora premier Giuseppe Conte) termina infatti lo stato di emergenza per il Coronavirus, e il Governo presieduto da Mario Draghi non sembra intenzionato a prorogarlo per tendere verso una normalizzazione del Paese.

Cosa accade per le pensioni

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Come anticipato, la fine dello stato di emergenza provoca cambiamenti di regime per i pensionati, i quali non riceveranno più la pensione in anticipo. Dunque, fra due mesi gli assegni verranno di nuovo erogati il primo giorno “bancabile” del mese a cui si riferisce. In ogni caso è stato promulgato il calendario di aprile, che segue un elenco in ordine alfabetico. Dalla A alla B da venerdì 25 marzo, dalla C alla D da sabato 26 marzo, dalla E alla K  da lunedì 28 marzo, dalla L alla O da martedì 29 marzo, dalla P alla R a partire da 30 marzo, dalla S alla Z da giovedì 31 marzo.

 

Cambia l’assegno di aprile: cosa c’è da sapere

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Buone notizie per i pensionati italiani, che da aprile potranno trovarsi un aumento nell’assegno. I pensionati infatti godranno di un cambiamento degli scaglioni di reddito e della diminuzione delle aliquote Irpef da cinque a quattro. C’è da evidenziare che un incremento (pari all’1,7 per cento) è stato registrato grazie all’adeguamento dell’assegno al costo della vita. Le percentuali sono state aggiornate in base anche all’inflazione.

Invariato anche il cd bonus Renzi, che verrà erogato ai lavoratori con redditi fino ai 15mila euro all’anno e, in altri casi eccezionali, anche a coloro non eccedono i 28mila euro ogni anno.