Buoni fruttiferi: amara verità, “inutili” per inflazione, batosta inaspettata

L’inflazione sta colpendo le famiglie italiane con grande durezza. Purtroppo però molti rimedi che gli italiani stanno utilizzando per fronteggiarla non si rivelano efficaci.

L’inflazione colpisce gli italiani in molti modi. Prima di tutto abbassa il potere d’acquisto di stipendi e pensioni. Questo è davvero tragico per i cittadini perché a parità di stipendio o di pensione ciò che si può concretamente acquistare si abbassa drasticamente.

Ma l’inflazione è anche una vera e propria patrimoniale occulta che abbatte notevolmente il valore dei risparmi tenuti sul conto corrente. Ovviamente questo va fronteggiato in qualche modo ma fare questo non è semplice.

Inflazione attuale

Ricordiamo che attualmente l’inflazione in Italia è teoricamente al 6% ma in realtà secondo molti economisti si aggirerebbe attorno al 10%. Infatti la valutazione del 6% fatta dall’Istat è precedente alla guerra in Ucraina.

Per cercare di fronteggiare la terribile spirale inflazionistica gli italiani si rivolgono a vari strumenti. Alcuni si rifugiano nell’oro mentre altri utilizzano i buoni fruttiferi postali. I buoni fruttiferi postali sono sicuramente uno strumento molto valido. Infatti i soldi depositati nei buoni fruttiferi sono garantiti dallo Stato. Questa è sicuramente una garanzia straordinaria. Il problema è però che i buoni fruttiferi postali garantiscono interessi che allo stato attuale sono troppo bassi rispetto all’inflazione. Vediamo di capire perché.

Cosa succede con l’alta inflazione

I buoni fruttiferi postali sono di tanti tipi. Prendiamo ad esempio il famoso 4 X 4. In questo strumento gli interessi si hanno ogni singolo anno ma possono essere effettivamente percepiti soltanto ogni quadriennio. Quindi bisogna completare un quadriennio per potersi vedere riconosciuti gli interessi di ogni singolo anno. Il vantaggio è che i soldi comunque si possono ritirare in qualsiasi momento ed è un vantaggio non da poco concretamente. Tuttavia gli interessi riconosciuti dai buoni fruttiferi postali oscillano attorno al 1% e raramente si avvicinano al 2%.

Possono poco contro l’inflazione

Non si tratta di interessi scadenti in linea di principio ma è chiaro che con un’inflazione al 10% appaiono veramente troppo bassi.  Un’alternativa possono essere i bond ancorati all’inflazione. Eppure nonostante ciò i buoni fruttiferi postali si confermano comunque sia come uno strumento molto valido e bisogna diffidare di chi in questo periodo propone investimenti più redditizi. Spesso infatti si tratta di prodotti molto complessi e rischiosi che è il caso di valutare con grande attenzione. Fino ad un po’ di tempo fa le criptovalute ad esempio erano spesso consigliate come uno strumento per difendersi dall’inflazione. Ma le criptovalute sono uno strumento davvero troppo complesso e volatile per essere utilizzato da chi non ne abbia un’effettiva competenza.