Soldi ai dipendenti dello Stato, anche per loro è arrivato il tempo delle brutte notizie

Non sono in arrivo buone notizie per i dipendenti dello Stato. Anche per loro è prevista una stangata sul Tfr e tempi lunghi per la buonuscita

Dopo certezze, privilegi e numerose tutele, anche per i dipendenti dello Stato arrivano cattive notizie. Non ci sono, infatti, buone nuove per quanto riguarda il Tfr. A causa della crisi dei prezzi e del correlato aumento degli interessi, infatti, ci saranno problemi per quanto riguarda la liquidazione di fine rapporto lavorativo.

Già durante le crisi dello spread (circa 10 anni fa) i dipendenti dello Stato dovettero iniziare a fare dei sacrifici, relativi al trattamento di fine rapporto e al trattamento di fine servizio (Tfs). Sono infatti cambiate le regole di liquidazione dei trattamenti per quanto riguarda gli statali. Ma ci sono ancora brutte notizie.

Stangata sul Tfr per i dipendenti dello Stato

Nel 2012, i dipendenti statali videro il rinvio di due anni per il pagamento della liquidazione, con la possibilità di dilatazione a cinque nel caso in cui il dipendente anticipi il pensionamento con Quota 100 o Quota 102. Dunque, coloro che andavano in pensione di vecchia, avrebbero preso la prima rata di liquidazione solo dopo un anno, mentre la seconda dopo due anni. Con un anticipo di pensione grazie a quota 100, invece, si sarebbe dovuto attendere i 67 anni per avere la prima rata.

Inoltre, il governo Lega-5 Stelle, aveva introdotto un sistema che permetteva ai dipendenti statali di non aspettare troppo tempo per ottenere finalmente la liquidazione. Si tratta di un anticipo da parte delle banche ad un prezzo conveniente. Proprio in questi giorni, è stata firmato un accordo che rinnova per ulteriori due anni l’opzione che prevede un prestito fino a 45mila euro con un tasso dello 0,40%.

Tuttavia, con i tassi di interesse che sono tornati a salire, il rendistato sale sempre di più. Un prestito ad un anno e 6 mesi è arrivato oltre l’1% nel mese di luglio, mentre a due anni e 6 mesi all’1,5%. Dunque, l’anticipo del trattamento di fine rapporto e del trattamento di fine servizio costerà fino al 2% di interessi.

Le cose non migliorano se si decide di aspettare la liquidazione Inps, che avverrebbe solo con due o tre anni di ritardo. Il risultato sarebbe una svalutazione fino al 20%, rispetto a quello che sarà il caro vita. Ad oggi, questo si attesta all’8%.