Controlli contro gli sprechi e coprifuoco, così cambierà la nostra vita

Il Governo ha deciso per il razionamento del gas. Misura al via in tutta Europa, è il turno dell’Italia. Ecco cosa significa abbassare i termosifoni di un grado. 

Abbiamo cominciato a parlare di razionamento del gas già dallo scorso inverno, visto il precipitare della situazione in Russia ed Ucraina.

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Consigliavamo il momento giusto per l’acquisto del pellet, ora alle stelle, e abbiamo seguito tutti gli aggiornamenti riguardanti le iniziative per il risparmio del gas e i bonus stufa a disposizione, per affrontare al meglio il freddo invernale.

Gas razionato in Italia: abbassare i termosifoni di un grado per risparmiare

L’obiettivo principale resta quello di fronteggiare l’emergenza energetica, risparmiando sui consumi di materia prima.

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Sicuramente il risparmio di gas permette anche di contribuire a salvaguardare il pianeta nonché di arginare l’impennata dei costi delle bollette alle stelle. La misura, proprio in questo momento sul tavolo del Governo, prevede innanzitutto l’abbassamento di un grado della temperatura dei termosifoni, che da 20°C deve passare a 19°C. Inoltre, si andrà a risparmiare anche sul periodo di accensione dei caloriferi. Nella fattispecie, almeno 15 giorni, posticipando l’accensione e anticipando il loro spegnimento di una settimana.

Gas, il piano di razionamento è pronto anche per l’energia elettrica

Non solo termosifoni più freddi dunque ma anche città più al buio. Il piano per il gas razionato, passa anche attraverso le limitazioni al consumo dell’elettricità. Già oggi, in alcune città italiane, è autorizzata la diminuzione dell’illuminazione pubblica fino al 40% e, d’ora in avanti, si stabilisce che tutte le insegne pubbliche debbano risultare spente alle ore 23. Anche per i lavoratori dipendenti del settore pubblico, le novità non tardano ad arrivare. La proposta infatti è di tenerli 15 giorni in smartworking, per risparmiare sul riscaldamento degli edifici. Gli uffici della pubblica amministrazione chiuderanno i battenti alle ore 17,30. La stessa proposta ha fatto capolino, nei giorni scorsi, anche per ciò che riguarda la scuola pubblica, avanzando l’ipotesi di chiudere gli edifici scolastici il sabato, ricorrendo nuovamente alla Dad per lo svolgimento delle lezioni. A oggi, quest’ultima, sembra già scartata in via definitiva. Se la soluzione, per ciò che concerne i controlli relativi all’applicazione delle nuove misure, appare scontata per la pubblica amministrazione, resta però da sciogliere il nodo dei controlli tra i privati.