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Assegno unico, stanno richiedendo indietro i soldi: come fare a capire se bisogna restituire la somma ricevuta

Assegno unico, ci sono novità per tutti gli italiani che dovranno restituire indietro i soldi. Alcuni infatti hanno percepito una somma che non dovevano avere e ora dovranno darla indietro.

Ecco chi dovrà restituire all’Inps fino a 210 euro per figlio. A causa di un cavillo nella legge infatti tantissimi italiani hanno percepito una somma non dovuta e ora dovranno restituirla. Un bel problema per chi ha già speso i soldi pensato di poterne avere beneficio legittimamente.

Assegno Unico 2023: qualcuno dovrà restituirlo

Brutte notizie per chi ha percepito l’assegno unico nel 2023. Purtroppo alcune famiglie hanno preso una somma non dovuta, a causa di un cavillo nella legge, e ora dovranno restituire una somma fino a 210 euro a figlio. Purtroppo la situazione è molto complicata infatti i genitori si troveranno a dover sborsare una cifra che non credevano dovessero restituire. Certi di aver fatto la richiesta giusta, di fatto approvata e pagata, probabilmente hanno speso quella somma. Ma chi dovrà dare dietro l’assegno unico?

Assegno unico 2023: chi dovrà restituire la somma extra

Sono in arrivo i primi conguagli da parte dell’Inps. Alcune famiglie dovranno restituire una parte dell’assegno unico erogata nel 2022 in modo erroneo. Per ben sette mesi infatti alcune di esse hanno percepito un bonus extra non dovuto. Le somme non spettavano a questi cittadini, ma sono state ugualmente erogate e per questo motivo l’Inps sta sanando la situazione chiedendo la restituzione di ben 7 mensilità. Ma di quale somma si tratta?

Stiamo parlando della maggiorazione di 30 euro, percepita da marzo a settembre. Alcune famiglie si troveranno a dover restituire quindi fino a 210 euro a figlio calcolando tutti e 7 i mesi.

Dovranno restituirlo queste famiglie (Ilovetrading.it)

Ma quali sono le famiglie che dovranno restituire i soldi? In pratica di tratta dei nuclei monogenitoriali. A loro non spetta la maggiorazione, fino a 30 euro a figlio. Il motivo è che questa, secondo l’articolo 4, comma 8 del decreto legislativo n. 230/2021, viene riconosciuta “nel caso in cui entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro, è prevista una maggiorazione per ciascun figlio minore“. In questo caso quindi il reddito da lavoro viene prodotto da un solo genitore in quanto l’altro non c’è. Un paradosso che ha creato una vera e propria falla.

Già dal mese di ottobre l’Inps ha tentato di risolvere riducendo l’assegno unico per queste famiglie, ma ora pare proprio che dovranno restituire questa somma percepita gli altri 7 mesi antecedenti. Insomma l’errore, fatto dalle famiglie monogenitoriali e dall’Inps che ha erogato le somme non dovute, potrebbe ricadere solo sui primi!

Fabiana Coppola

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