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Un algoritmo per comprendere e tradurre il linguaggio degli animali: la scoperta rivoluzionaria

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Enrico

Si dice che a certi animali manca solo la parola. In realtà ce l’hanno, basta solo interpretarla: parola di scienziato. 

Chi l’ha detto che gli animali non sono in grado di parlare? A modo loro, lo fanno eccome. A dirlo è niente meno che l’Università di Milano, i cui ricercatori hanno messo a punto “Vocapra”, un sistema di interpretazione caprina. Ma in tutto il mondo ci sono scienziati impegnati a decifrare i suoni di maiali stressati, pipistrelli indispettiti, capodogli loquaci. Come? grazie a nuovi sistemi di intelligenza artificiale in grado di distinguere le caratteristiche sonore di un dato verso e di classificarle.

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Analizzando i vari suoni e associandoli alle circostanze in cui sono stati emessi, la nuova tecnologia è in grado di riconoscerli e associarvi un determinato significato. (Ilovetrading.it)

Nel caso sopra citato dell’Università di Milano, i ricercatori hanno sistemato nelle stalle microfoni e videocamere per registrare le vocalizzazioni delle capre e contestualizzarle. Dopo di che hanno addestrato un algoritmo di machine learning che, analizzando i vari suoni e associandoli alle circostanze in cui sono stati emessi, ha imparato a riconoscerli e associarvi un determinato significato.

Quello che gli animali (non) dicono

Di lì alla messa a punto del primo traduttore automatico il passo è stato breve. E i risultato è che oggi gli allevatori possono installare una app sul loro cellulare e un sensore nella stalla, per analizzare i suoni in tempo reale. A seconda del belato si capisce se le bestie hanno bisogno di cibo, stanno per partorire, si sono ferite, hanno voglia di giocare. E questo è solo il primo passo: sono già allo studio aggiornamenti della tecnologia con nuove funzioni.

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I ricercatori hanno lavorato anche con i gatti, associando i miagolii a tre contesti: attesa del cibo, isolamento e spazzolatura. (Ilovetrading.it)

L’obiettivo è principalmente quello di migliorare il benessere degli animali d’allevamento in generale, cercando di capire con sempre maggior precisione il loro modo di esprimere le emozioni. L’équipe dell’Università di Milano ha lavorato, per esempio, anche con i gatti, associando i miagolii principalmente a tre contesti: attesa del cibo, isolamento e spazzolatura. E continua a lavorare per riconoscere altre classi di suoni e andare più nel dettaglio. Un giorno non troppo lontano saremo in grado di tradurre qualsiasi tipo di comunicazione animale e – incredibile ma vero – addirittura di parlare agli animali!

C’è da dire però che la comunicazione degli animali è e resterà un fenomeno complesso, non circoscritto a un elenco di suoni: coinvolge anche la postura del corpo, la posizione delle orecchie e della coda, lo sguardo, e così via. Fino a che punto la tecnologia riuscirà a recepirlo e decifrarlo? La domanda è aperta.

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