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Le ferie non godute scadono? Ecco tutto quello che devi sapere

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Gianluca Merla

Con l’avvicinarsi delle vacanze, molti si chiedono se le ferie non godute scadono: cosa devi sapere e cosa dice la legge

Siamo finalmente entrati in piena primavera e l’aria si fa più tiepida, i fiori sbocciano e le giornate si allungano.

Ferie non godute
Ecco cosa succede con le ferie non godute – Ilovetrading

Questo periodo dell’anno fa sognare molte persone, che iniziano a pensare con gioia alle prossime vacanze estive. Tuttavia, oltre al calore e all’attesa dell’estate, si avvicina un’altra data importante, il 30 giugno. Molti si chiedono se le ferie non godute entro questa data vadano perse. È un dubbio legittimo che ha un impatto diretto sulla pianificazione delle vacanze. Nel resto di questo articolo, esploreremo cosa è importante sapere riguardo a questa scadenza e come gestire al meglio le ferie per non rischiare di perderle.

Le ferie non godute scadono? Cosa devi sapere

Nella maggior parte dei casi, i lavoratori indipendenti hanno il diritto di beneficiare di un determinato numero di giorni di riposo dal lavoro. Spesso questi giorni possono essere accumulati nel corso dell’anno, ma bisogna fare attenzione alla scadenza, che generalmente cade il 30 giugno. Questo porta molti a chiedersi se le ferie non godute scadono e se sarà possibile usufruirne in un secondo momento. Nel resto di questo articolo, spiegheremo cosa è importante sapere riguardo a questa scadenza e come gestire al meglio le ferie per evitare di perderne il diritto.

Ferie non godute
Ecco che cosa succede con le ferie non godute – Ilovetrading

È importante chiarire che il termine entro il quale le ferie devono essere godute non implica che andranno perse o che il dipendente debba essere pagato per esse. La scadenza del 30 giugno riguarda principalmente il datore di lavoro, poiché a tale data non avviene l’azzeramento delle ferie accumulate fino a quel momento, ma solo la liquidazione dei contributi correlati e il rischio di sanzioni nel caso in cui non siano gestite correttamente.

Le ferie residue, dunque, non vanno perse e rimangono a disposizione del dipendente. Tuttavia, per l’Inps, è come se fossero state effettivamente utilizzate, quindi il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi corrispondenti. Le conseguenze sono più gravi per il datore di lavoro che non fa svolgere ai dipendenti le ferie maturate due anni prima entro il 30 giugno. Ad esempio, il datore di lavoro sarà obbligato a pagare i contributi aggiuntivi relativi a tali ferie non godute. Ciò significa che l’importo spettante per le ferie residue dovrà essere aggiunto alla retribuzione imponibile, anche se tale somma non viene erogata nella busta paga del dipendente. Nel caso di scadenza prossima di un contratto a tempo determinato della durata di un anno, è possibile scegliere di non usufruire delle ferie e ricevere il pagamento alla fine del rapporto di lavoro. Questa situazione si verifica ad esempio per i docenti con contratti di supplenza breve o a tempo determinato che terminano il 30 giugno.

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