La rottamazione quinquies cambia passo e mette i contribuenti davanti a regole più rigide, ma non prive di spiragli. Tra prime rate, decadenze automatiche e contenziosi aperti, il calendario dei pagamenti 2026 diventa decisivo per non perdere i benefici della sanatoria.
La rottamazione quinquies entra nel vivo e lo fa con chiarimenti che incidono direttamente sulle scelte dei contribuenti. Le indicazioni arrivate nel corso di Telefisco 2026, l’evento organizzato dal Sole 24 Ore, disegnano una sanatoria più severa sui tempi ma anche più flessibile su alcuni passaggi chiave.

Le scadenze delle rate, il rapporto con il contenzioso tributario, il ruolo dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e la scomparsa della storica tolleranza dei cinque giorni diventano elementi centrali per capire come muoversi. In gioco non c’è solo il pagamento di cartelle esattoriali, ma la possibilità concreta di chiudere vecchie pendenze fiscali senza sanzioni e interessi.
Rottamazione quinquies: rata e regole più rigide
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda la prima rata della rottamazione 5, collocata nel periodo compreso tra luglio e settembre 2026. Chi non riesce a versarla alla prima scadenza non perde automaticamente i benefici della definizione agevolata, a condizione che provveda al pagamento entro la scadenza successiva. In questo caso, il versamento effettuato viene imputato in modo automatico alla rata scaduta, consentendo di restare all’interno della sanatoria.
Il meccanismo cambia però radicalmente sul fronte dei ritardi. Con la rottamazione quinquies sparisce definitivamente la tolleranza dei cinque giorni che aveva caratterizzato le precedenti edizioni. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate-Riscossione rispondendo a un quesito specifico: anche un solo giorno di ritardo equivale a omissione del pagamento. Il caso emblematico riguarda la scadenza del 31 luglio 2026 per il versamento dell’unica rata prevista in alcuni piani. Un pagamento effettuato il giorno successivo, anche ai primi di agosto, comporta la decadenza automatica dalla sanatoria, senza possibilità di recupero.
La rigidità vale anche per più rate. Un ritardo di un solo giorno nel pagamento di due rate, anche se non consecutive, fa perdere l’ammissione alla rottamazione. Il calendario diventa quindi un elemento essenziale della strategia del contribuente.
Contenzioso e sanatoria: cosa succede dopo la prima rata
La rottamazione quinquies consente di definire anche partite oggetto di contenzioso tributario. Nella domanda di adesione, il contribuente deve indicare la pendenza della lite e assumere l’impegno a rinunciare al giudizio. Questo passaggio non produce effetti immediati sul processo, che resta formalmente aperto.
Gli effetti processuali della rottamazione si perfezionano con il versamento della prima rata, indipendentemente dal buon esito dell’intera procedura. Una volta effettuato il pagamento, ciascuna delle parti può chiedere al giudice di dichiarare l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Il momento del primo versamento diventa quindi lo snodo decisivo anche sul piano giudiziario.
In pratica, chi ha una cartella esattoriale contestata davanti al giudice e aderisce alla rottamazione quinquies deve prestare massima attenzione al pagamento iniziale. È quello che consolida la scelta della sanatoria e consente di chiudere il contenzioso, mentre eventuali errori successivi sulle scadenze espongono al rischio di perdere tutto il beneficio.






