Simone Biles, 24 anni e già 30 medaglie: e i suoi guadagni l’anno ci spiegano che peso ha il suo successo

Le Olimpiadi sono un grande spettacolo di sport che monopolizza l’attenzione globale. Un evento straordinario che fa gola ad appassionati, ma anche aziende. Infatti le sponsorizzazioni sono, dal punto di vista economico, la benzina di questa grandissima macchina. Alle volte, però, lo stress può diventare davvero tanto…

Simone Biles
during the Artistic Gymnastics Women’s Team Final on Day 4 of the Rio 2016 Olympic Games at the Rio Olympic Arena on August 9, 2016 in Rio de Janeiro, Brazil.

In queste olimpiadi è capitato un fatto che forse può aiutarci a mettere meglio in prospettiva quale stress sia una finale e quanto la macchina del business possa caricare di pesi ulteriori un atleta. Simone Biles è un’atleta fuori dal comune con tante medaglie vinte. Ma cosa è successo?

La Biles ha realizzato imprese memorabili tra le quali spiccano le addirittura quattro medaglie d’oro conquistate a Rio. Ma queste olimpiadi qualcosa si è rotto. L’atleta ha sentito che la pressione era troppa ed ha dato forfait a varie gare.

Un’atleta d’oro

Simone Biles (Getty)

Simone Biles è un nome forte per gli sponsor ed infatti vale tanto il suo brand. Ammonterebbe a 5 milioni l’anno il totale delle sue sponsorizzazioni ed i nomi degli sponsor sono di quelli che pesano. Da Facebook a Visa, le grandi aziende affidano i loro marchi a questa campionessa. Ma la pressione può diventare tanta ed ecco che lei decide di rinunciare. Di mettere al primo posto la salute mentale e poi ogni altra cosa.

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Le aziende a bocca asciutta di visibilità dunque? Non proprio. Alla fine, contro ogni previsione decide di disputare una gara dove vince il bronzo. Dopo aver dimostrato a se stessa che poteva rinunciare e che anteponeva la sua salute ai contratti milionari, la Biles ha ritrovato la serenità per sfidare un’ultima volta le avversarie. Come si ripercuoterà questo sul suo valore per gli sponsor? Lo dirà il tempo.

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Per ora l’atleta ha dimostrato a se stessa di non considerasi una macchina che non si può inceppare ma una persona con dei bisogni e dei limiti ed anche questa, quando si arriva a certi livelli, è una vittoria.