Sono chiamati bossware. E’ un simpatico neologismo, ma quello che c’è dietro questa parola non è affatto bello. La pandemia ci ha abituato a tante cose, tante rinunce, a tanti compromessi. Devono esistere dei paletti oltre i quali una situazione di emergenza si trasforma un qualcosa di storto e pericoloso. Ma cosa sono questi software che controllano i lavoratori? Andiamo a scoprirlo.
C’è un sondaggio realizzato ultimamente da Express VPN che fa paura. Gli autori del sondaggio hanno intervistato 2000 datori di lavoro. E’ emerso che ben il 78% di essi hai iniziato, di solito negli ultimi mesi ad utilizzare specifici software per monitorare le prestazioni dei propri dipendenti. Ma è giusto che il datore di lavoro possa controllare in qualsiasi momento il lavoratore, di fatto annullando la privacy di questo? La fantasia degli sviluppatori di questi sistemi si sbizzarrisce in ogni modo. Controllo del mouse, del click dei tasti per minuto, addirittura della temperatura corporea. I bossware come tante tante cose venute fuori durante questa pandemia vivono di strani vuoti legislativi che consentono di tollerare quelle che, onestamente, non sono null’altro che violenze al lavoratore.
In una società che parametrizza tutto e che vuole ottimizzare le risorse non mancano gli strumenti per spremere sempre di più il lavoratore, ma devono esistere dei limiti altrimenti il parlamento finirà per inseguire sempre e non prevenire mai.
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Per questi software è molto facile acquisire screenshot, monitorare ad un livello molto profondo le abitudini del lavoratore, i suoi punti deboli e i suoi punti di forza. Ma l’ottimizzazione di una risorsa umana non può essere portata alle estreme conseguenze a cui viene portata l’ottimizzazione di un server o comunque di un elemento che non è un umano. Che non sperimenta alienazione, stress, sofferenza, ecc.
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Dunque al di là della questione privacy e del discorso del rispetto del lavoratore, c’è una cultura profonda del rispetto dell’essere umano che diventa sempre più vaga e lontana.
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