Si susseguono in questi giorni i report e le analisi di banche d’affari e società di analisi: lo scopo è sempre lo stesso cercare di quantificare il debito del real estate cinese.
Ma non è facile. I numeri più freschi parlerebbero di 5.000 miliardi di dollari di debito che farebbero apparire i 305 miliardi di Evergrande poca cosa. Ma in realtà sono tante le aziende cinesi in difficoltà nel pagare i rispettivi bond. E non parliamo soltanto dell’immobiliare. A quanto emerge dagli ultimi report anche il settore della moda sarebbe duramente colpito da questa situazione e sarebbe fortemente indebitato. Molti analisti parlano di un’abitudine ormai consolidata in Cina a gonfiare sempre di più il debito delle aziende. La nota banca d’affari Kirkland & Ellis e Moelis & Co è attualmente focalizzata nel cercare di definire la sorte dei detentori esteri di bond su Evergrande che si trovano in una situazione assai delicata.
Lo stato non sembra avere intenzione di intervenire con salvataggi di qualche natura così come non è intervenuto su Evergrande. Ma è noto che la Banca Centrale cinese sta lavorando per evitare una situazione di credit crunch. In effetti non sono affatto chiari i tempi di questo stato di cose e le autorità di Pechino vogliono evitare che si crei una sofferenza generalizzata sul fronte del credito. Anche se giornalisticamente si continua a parlare di Evergrande, in realtà quello con cui la Cina si trova a doversi confrontare è un problema molto vasto e generalizzato che va ad appesantire ulteriormente i già noti problemi di supply chain.
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Questa è una fase critica per l’economia del paese del dragone. Riuscire a pilotare tutte queste sofferenze senza incrinare crescita e fiducia degli investitori non è affatto facile. Ma è necessario se il paese vuole continuare a crescere come player globale.
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