La social media addiction è un concetto ancora nuovo ed in Italia se ne parla pochissimo.
Ma nel mondo anglofono per fortuna si sta cominciando a parlare della dipendenza da social media. Per capire questo complesso fenomeno bisogna partire da un presupposto il social network non è un semplice software come un altro ma è una ragnatela di rapporti umani rinchiusi all’interno di un’app. Come sappiamo l’uomo è un animale sociale ed ha bisogno di conferme e di supporto da parte del suo ambiente. Tuttavia i social network non sono un ambiente naturale ed organizzato per il bene dell’utente. Al contrario sono organizzati in maniera tale da tenere l’utente quanto più sia possibile incollato ai propri canali. Kathryn Lively, professoressa di sociologia a Dartmouth sta studiando il fenomeno. Secondo lei ed altri ricercatori non ci sarebbe sostanzialmente molta differenza tra il tirare la leva della slot machine ed il postare una foto particolarmente ammiccante su Instagram. In un caso e nell’altro si cerca la sbornia di dopamina rilasciata dal cervello che sogna una cascata di soldi ho una cascata di like che ci renda popolari.
Gradualmente si comprendono meglio i meccanismi di questa vera e propria dipendenza che se ben utilizzata dagli influencer può consentire loro di diventare ricchi. Ovviamente però è importante comprendere questi fenomeni per disinnescarli e perché le vittime principali sono i più giovani ma anche i più fragili. Chi si trova in una condizione di maggiore fragilità o suggestionabilità può facilmente cadere nei meandri di dinamiche pseudo-sociali sbagliate ed alienanti. Il rapporto con i propri influencer preferiti può andare oltre lo svago e diventare patologico.
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Importante per questo settore crescere e maturare sino a comprendere in modo chiaro la linea di demarcazione tra il seguito sano di un personaggio ed una addiction che può diventare pericolosa.
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Importante disinnescare sul nascere questi comportamenti.
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