Vista dagli occhi del consumatore, l’inflazione sembra un problema legato a bollette e benzina.
Nulla di più lontano dal vero. Il problema dell’inflazione abbraccia tutti i comparti che si influenzano a vicenda. Tocca i microchip e le automobili. Il petrolio, come il grano…l’acciaio come la carta. In alcuni casi il rincaro è veloce come un fulmine a partire dalla materia prima ed a giungere al consumatore. Esempi classici sono l’energia elettrica o il gas. Ma anche la benzina. Che infatti stanno rincarando in modo assai pesante. Ci sono invece filiere produttive molto più lunghe e più distanti, che ci mettono tempo a manifestare l’inflazione. Ci sono beni di consumo che hanno una gestazione assai più lunghe. In questo caso le catene che collegano materie prime e prodotto finito sono tremendamente più lunghe.
Questo stato di cose alimenta la percezione che sia tutto un fenomeno transitorio e circoscritto, ma questa narrativa è pericolosa. O meglio, è pericoloso quando questa narrativa viene tenuta dalle banche centrali o da quei regolatori che dovrebbero disinnescare il mostro dell’inflazione. Gli analisti del settore alimentare così come le grandi aziende del food, stanno sottolineando che il problema riguarda anche loro, anzi che in certi casi già lo avvertono in modo pesante. Sarebbe assai utile che il consumatore fosse messo in condizione di capire e di prepararsi. Al contrario ci sembra che questo continuo minimizzare sia solo un modo di lavarsene le mani. Abbiamo assai apprezzato Bostic della Fed quando ha detto che per lui “transitorio” è una parolaccia: ne abbiamo parlato qui.
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Perché secondo noi è importante che le banche centrali per prime dicano le cose come stanno e che si impegnino a gonfiare i prezzi visto che è loro preciso mandato.
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Ci auguriamo che le banche centrali inizino a prendere di petto questo fenomeno.
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