L’energy crunch sta diventando un problema sempre più minaccioso per l’economia mondiale.
Da un lato abbiamo gli stabilimenti cinesi costretti a fermarsi e dall’altro abbiamo le bollette che aumentano di prezzo sempre di più. La produzione viene colpita duramente da questi rincari ed anche le famiglie si trovano a dover fare i conti con prodotti sempre più costosi e con una disponibilità a spendere sempre più bassa. Nelle scorse settimane vari analisti si erano detti ottimisti sulla volontà dell’Opec di collaborare. In buona sostanza tutto il mondo chiedeva all’Opec di aumentare la produzione al fine di tenere più bassi i prezzi e di evitare a tutte le economie mondiali uno stress energetico che ben presto sarebbe diventato uno stress economico. Ma tutto questo non si è verificato.
Il Brent ormai è arrivato ad $85, una cifra elevata e preoccupante. Le scorte sono assai basse ma ormai è chiaro che l’Opec non ha nessuna volontà di collaborare e di raffreddare il Power crunch. I paesi produttori di petrolio traggono un grande guadagno da questi prezzi elevati e non hanno nessuna intenzione di perdere questo vantaggio. Se fino a qualche settimana fa si poteva immaginare che dall’Opec potesse provenire una qualche risposta alla crisi energetica ormai per gli analisti è chiaro che non è così. Per l’Europa questo rappresenta un grandissimo problema. Poiché noi europei importiamo petrolio e gas in grandissime quantità.
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Se sul fronte del gas, la Russia ha promesso di aumentare i rifornimenti sul petrolio al contrario l’Opec a muso duro detta le sue condizioni.
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Chi parlava di una crisi energetica transitoria è stato amaramente e clamorosamente smentito.
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