Allarme Cina: il debito immobiliare equivale all’intero Pil del Giappone

E’ Nomura a fornire quest’analisi impressionante che rischia di destabilizzare non soltanto l’immobiliare cinese, ma l’intera economia mondiale.

Lo scandalo Evergrande pur nella sua impressionante vastità ha avuto perlomeno il pregio di far emergere la disastrata situazione del debito dell’immobiliare cinese. Si tratta di un debito da 5000 miliardi di dollari che Nomura sottolinea essere in pratica equivalente al Pil del Giappone. Questo parallelo è francamente scioccante perché il Giappone è la terza economia mondiale. Questo fornisce forse meglio la prospettiva di quanto sia problematica la situazione dell’immobiliare cinese. Anche se Evergrande ha evitato il default tecnico per un soffio, la situazione resta questa. Come dicevamo ha dimensioni tali da non essere più solo un problema per l’economia cinese, ma a diventarlo per l’intera economia mondiale.

Come il Pil della terza economia mondiale

La Cina è attualmente alle prese con un forte problema di produzione. Questo è causato dal rincaro delle materie prime e dalla crisi della supply chain. Gli aumenti del costo dell’energia hanno fatto il resto ed oggi le autorità di Pechino sono seriamente preoccupate per tutte queste criticità emerse contemporaneamente. Il paese del dragone ha portato avanti una crescita impressionante per decenni tanto da essere una sorta di garanzia sui mercati mondiali. La sua capacità di produrre a prezzi bassi, ma anche la sua capacità di sviluppare tecnologia sempre più raffinata lo hanno reso un competitor seriamente preoccupante per gli Stati Uniti. Tanto è vero che anche finita l’era Trump le tensioni tra usa e Cina non sono affatto diminuite anzi onestamente sono anche aumentate di intensità. Ma ora tutto sembra diverso. La grande domanda che gli analisti si pongono è quanto la situazione cinese possa pesare sulla ripresa mondiale.

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Specialmente oggi che la variante Delta che sembrava essere sotto controllo appare invece più minacciosa e più suscettibile di creare nuovi stop alla produzione.

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Stop che nel caso cinese si andrebbero a sommare a quelli già in corso appunto per ragioni energetiche.