Il caso Evergrande non è un caso isolato.
Ormai questa è una certezza assoluta di tutti gli analisti. Evergrande ha un debito da 300 miliardi di dollari ma globalmente il settore immobiliare cinese ne ha uno spaventoso da 5000 miliardi di dollari. Eppure gli analisti temono che i prezzi dell’immobiliare cresciuti decisamente troppo negli ultimi anni denotino una bolla immobiliare globale. Secondo gli analisti infatti i valori del settore immobiliare in tutto il mondo si sono sostanzialmente scollati dalla realtà e contrarre debito per sviluppare nuove realtà immobiliari era diventato negli anni un po’ troppo conveniente. Una situazione disordinata e disomogenea che avrebbe portato ad una bolla globale dell’immobiliare. Persino alcuni eminenti membri della Federal Reserve si erano espressi in questi termini chiedendo proprio di aumentare i tassi anche per sgonfiare la bolla immobiliare.
Ovviamente sono rimasti completamente inascoltati. Ma oggi chi sostiene che il problema della bolla immobiliare sia solo cinese decisamente è meno credibile. Questo per due motivi. Primo perché Adler, gigante europeo dell’immobiliare quotato a Francoforte si scopre gravato da un debito di 8 miliardi e infangato da seri dubbi riguardo a situazioni fraudolente. Secondo perchè nel frattempo la stampa cinese avverte che qualche altro sviluppatore immobiliare quasi certamente andrà in default a breve. È difficilissimo in questa fase capire se è veramente la bolla sia globale, ma sicuramente più gli analisti scavano nell’esplosivo mondo dell’immobiliare e più elementi sospetti vengono fuori. E’ una situazione complessa da gestire in primis per le autorità di Pechino e poi per tutte quelle mondiali. Le banche centrali si ostinano nelle loro politiche ultraespansive e questo certamente non sgonfierà la bolla.
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E’ un contesto anomalo che ha per tanti versi i connotati di una bolla, ma che potrebbe essere sgonfiato ad esempio da un tapering tempestivo.
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Pechino continua a sostenere che non ci saranno salvataggi, ma chissà che non cambi idea.
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