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Allarme Nasdaq: la crisi dei chip lo può far colare a picco

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Salvatore Dimaggio

Fino a qualche mese fa girava l’idea che la crisi dei chip fosse una brutta gatta da pelare che aveva colpito sostanzialmente l’industria dell’automobile e che in qualche mese si sarebbe risolta.

Adesso ci accorgiamo che le cose stanno in modo completamente diverso. La crisi dei chip è un fenomeno forte e duraturo e sta colpendo l’industria ad ampio spettro. Secondo gli esperti dovrebbe durare almeno fino al 2023, ma c’è chi parla addirittura del 2024. Le aziende sono estremamente preoccupate per questa crisi tanto che Apple addirittura ha detto che non riuscirà a produrre per Natale tutti i device richiesti. Hyundai ha affermato che comincerà a produrre i chip da sola e ormai quello dei chip sembra davvero un puzzle difficile da risolvere. Quel che è certo è che le industrie che hanno bisogno di microchip, stanno soffrendo e rischiano di soffrire ancora di più nell’immediato futuro.

Un listino troppo esposto al chip

L’approvvigionamento dei chip così come la loro realizzazione divengono sempre più difficoltosi. Di conseguenza il Nasdaq diventa un sorvegliato speciale. Quanto le aziende tecnologiche quotate su questo listino dovranno pagare alla crisi dei chip e per quanto a lungo durerà questa situazione di penuria? Le aziende tecnologiche americane possono certamente reggere lo stress di mancare le consegne per un mese o per un trimestre, ma se parliamo di anni, come si metteranno le cose? La crisi dei chip è, a detta degli esperti, una questione difficoltosa da risolvere ed ormai l’approvvigionamento dei microprocessori comincia ad essere considerata una questione strategica persino dagli stati. Dunque sarà determinante il tapering della Fed.

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Solo con la diminuzione degli aiuti concessi dalle banche centrali si potrà capire quanta debolezza questa crisi ha inferto alle aziende quotate sul listino tecnologico.

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Anche se non è escluso che segnali di cedimento possano venire anche prima.

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