Di solito le banche centrali sono estremamente prudenti nel definire i termini di una crisi o, comunque sia, di una questione problematica.
Ma la Federal Reserve è stata estremamente chiara nel definire la bolla immobiliare cinese. Si tratta di un problema grosso e sistemico che può arrivare a contagiare gli Stati Uniti. Tutto è nato con Evergrande ed il suo mostruoso debito da 305 miliardi di dollari. Ma progressivamente è emerso che il debito globale dell’immobiliare cinese è molto più elevato e che tanti altri sviluppatori immobiliari sono ad un passo dal default. Il problema è che i grandi sviluppatori immobiliari cinesi e non solo Evergrande, hanno raccolto finanziamenti da tutto il mondo. L’esposizione globale nei confronti di queste grandissimi aziende che sino ad oggi sono cresciute in modo allettante è consistente. Secondo le previsioni l’immobiliare cinese dovrebbe accusare nel 2022 un calo di vendite del 10% ed altrettanto anche nel 2023.
Ma cosa farà il governo di Pechino per fronteggiare questa crisi? La versione ufficiale è che non farà assolutamente nulla. Le aziende che devono andare in default ci andranno e a quanto pare non sono poche. Pechino tuttavia lavora per evitare che questa questione immobiliare si trasformi in un credit crunch. La Cina è alle prese con varie crisi e non potrebbe sopportare anche una situazione di questo genere. Soprattutto la crisi della supply chain e l’inflazione hanno reso i costi di produzione altissimi e questo impatta pesantemente sulle prospettive di crescita del paese del dragone.
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Inoltre Pechino teme fortemente l’arrivo di una quarta ondata massiccia.
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Ma dopo il report della Federal Reserve che chiarisce una volta per tutte che la bolla immobiliare cinese si deve considerare un fenomeno potenzialmente globale, è evidente che quello che sta accadendo in Cina verrà monitorato con ancora maggiore attenzione ma anche timore dagli analisti internazionali.
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