Il delirio di un mondo che sogna il metaverso ma rischia di finire in blackout

Nel mondo finanziario gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una forte presenza di un concetto vecchio, ma ritornato nuovo cioè il metaverso.

Quello del metaverso è un concetto in realtà piuttosto vecchiotto ma Mark Zuckerberg ansioso di distogliere l’attenzione dagli scandali di Facebook lo ha fatto tornare di prepotente attualità. Nel metaverso si potrà lavorare, ci si potrà divertire, ci si potrà incontrare. Insomma, si potranno fare tutte quelle cose che si possono fare anche nel mondo reale. Eppure proprio in quel mondo reale le cose non filano tanto lisce. Gli esperti delle materie prime ci ricordano che questo inverno l’Europa potrebbe finire in blackout. Non è un’ipotesi teorica o campata per aria, ma una prospettiva estremamente concreta. Sono le contraddizioni di un mondo abituato all’annuncio, abituato a sognare abituato a guardare avanti ma poi poco avvezzo a programmare effettivamente come arrivare ai propri target.

Paradossi di una progettualità disordinata

Anche l’Europa green e a basso impatto era un sogno un po’ come quello del metaverso ma poi ha avuto la conseguenza di lasciare l’Europa completamente dipendente dai paesi extra UE per quanto riguarda l’energia. Dunque mentre gli investitori si chiedono come trarre profitto dal metaverso e come guadagnare dalle aziende che progettano questa nuova utopia, allo stesso tempo poi devono capire come organizzarsi per l’attuale fallimento della transizione energetica. Eppure è proprio in questi paradossi che si colgono le aporie delle trasformazioni che cambiano la nostra società. Nell’articolo sotto vediamo come il metaverso abbia già il suo mercato del lavoro.

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Ma sul banco degli imputati finisce fatalmente la BCE che non sta facendo nulla per arginare il fenomeno dell’inflazione attirando pesanti critiche e lo vediamo all’articolo seguente.

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Insomma futuri utopistici e presenti a corto di energia convivono in questo strano passaggio della Storia.