Sul tavolo del Governo c’è la riforma delle pensioni, tema molto sentito per gli italiani che vogliono capire cosa succede con l’ennesima novella legislativa. C’è una ipotesa, ma non senza costi o sacrifici.
E’ bene chiarirlo fin da subito: la riforma delle pensioni, come sempre, non è mai indolore. Lo fu per la riforma Fornero nel 2012, potrebbe esserlo anche oggi con il Governo Draghi. Il premier questo lo sa ed è consapevole che il tema rischia di far scricchiolare la sua maggioranza e i partiti che la compongono.
Ma la strada dell’accordo sembra essere stata individuata. Eppure non mancano ostacoli o trappole, perché se è vero che l’esecutivo ha trovato la soluzione per far sbloccare la pensione in maniera anticipata, questa rischia di avere costi elevati per il portafoglio degli italiani.
L’idea del Governo è di uscire da Quota 102 (in vigore dall’1 gennaio 2022), che prevede 38 anni di contributi e 64 anni di età. Dal 31 dicembre 2022, secondo la riforma che è sul tavolo dell’esecutivo, ci sarà un cambio di rotta. La proposta è la flessibilità in uscita sotto i 67 anni per come invece stabilito dalla riforma Fornero. Ad una condizione: che gli assegni siano calcolati per intero dal sistema contributivo. Questa alternativa non sembra aver trovato l’ok dei sindacati, molto più inclini ad accogliere una riforma in cui si preveda di poter uscire sotto i 67 anni. I tentativi di mediazione si giocano sul terreno proprio dell’età, con i sindacati pronti a dare il placet su un’innalzamento dell’età pensionabile ma che consenta agli addetti dei lavori usuranti di poter accedere prima all’assegno pensione.
La riforma che in queste settimane ha raccolto l’interesse del Governo dovrebbe prevedere una serie di penalizzazioni. Concretamente, per chi ha intenzione di uscire dal lavoro un anno prima è stata pensata una “sanzione” del 3% sull’assegno. E così via: per due anni, il 6% e con tre anni di anticipo la penalizzazione toccherebbe il 9%. Percentuali che tradotte in cifre potrebbero significare migliaia di euro per i pensionati.
A questo risponde l’Inps, che starebbe pensando ad un modo per mettere qualche toppa. Nell’idea dell’istituto di previdenza, si potrebbero creare due passaggi per l’assegno. Nel primo, in cui il lavoratore decide di uscire a 64 anni. E il secondo, in cui il pensionato, raggiungiti i requisiti, può tornare a godere della pensione retributiva. In soldoni, questa formula porterebbe ad un assegno pensionistico scaglionato e che sarebbe destinato a crescere dopo i primi tre anni.
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