Residenza falsa per risparmiare sulle tasse, cosa rischi davvero

Sono in molti che tentano la carta di falsificare la residenza per ottenere sgravi fiscali: se è vero che il vantaggio è iniziale, una volta scoperti dall’Agenzie delle Entrate c’è il rischio di conseguenze molto severe introdotte da una recente normativa. 

La firma di un documento (Pixabay)

E’ un trucco che in molti in passato hanno adoperato e cercato di farla franca: dichiarare una falsa residenza per ottenere sgravi fiscali o di altro tipo come detrazioni o una più bassa tassazione. Uno dei casi più frequenti è quello delle coppie sposate o legate civilmente: una delle due dichiara all’Agenzie delle Entrate di non risiedere nell’abitazione comune ma di essere residente altrove. Obiettivo: non pagare l’imposta sulla casa, l’Imu. Per capirci, il codice civile intende come residenza il posto dove un uomo o una donna vivono abitualmente. Ad ogni modo, è consentito dalla legge di diversificare il domicilio dalla residenza:: il primo va ad intendere il luogo dove si celebra la vita lavorative, il secondo si deve intendere il luogo dove si manifesta la vita pressoché familiare. Il giochetto della dichiarazione falsa, però, rischia di avere conseguenze anche penali.

La dichiarazione falsa di residenza è un reato?

Pile di documenti (Pixabay)

In base alle nuove leggi entrate in vigore nel 2021, la dichiarazione che attesta una residenza falsa è da considerare reato. In particolare, è da considera sottoponibile ad illecito penale colui che, in un atto pubblico, ad esempio, depositi un’autocertificazione negli uffici dell’amministrazione comunale e lo stesso riporti una falsa residenza. Quest’ultima infatti viene valutata dal legislatore come un vero e proprio atto pubblico.

 

Dichiarazione falsa per pagare meno tasse, ecco le conseguenze che si rischiano

Per chi abbia a mente di dichiarare una falsa residenza deve sapere che il rischio che si può pagare è in termini penali: il legislatore ha previsto la detenzione dai 2 mesi ai 2 anni. E non solo, perché con la nuova normativa sul Reddito di cittadinanza, la misura di contrasto alla povertà e di supporto alla inclusione sociale e lavorativa, le pene sono dai 2 ai 6 anni. Molto severe, dunque, per chi vuole ingannare il Fisco ed eludere le regole sulla tassazione. Inoltre, lo Stato ha previsto sanzioni anche per coloro che non comunicano per tempo cambiamenti di reddito o di patrimonio, i quali possono modificare la misura del Reddito di cittadinanza.