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Fisco

Forfettari: come indicare il bollo in fattura in CU, i rischi e i termini

Vediamo la non semplice questione del bollo in fattura per i forfettari. È una questione rilevante per tanti ma non è del tutto pacifica la normativa in materia.

Per i forfettari è un periodo non semplice. Da un lato l’inflazione sta costringendo tante partite IVA povere a chiudere i battenti. Dall’altro quest’anno parte l’obbligo della fattura elettronica anche per loro e le proteste da questo punto di vista non mancano.

Ma oltre a questi problemi ci si mette anche una normativa alle volte non chiara e che crea confusione in merito a questioni che dovrebbero essere in realtà pacifiche e banali come quella del bollo. Il regime agevolato benché benefici di una tassazione molto conveniente è comunque sia tenuto all’apposizione del bollo. Ci avviciniamo alla stagione della certificazione unica 2022 e quindi è particolarmente importante e chiarire questa questione. Non è pacifico identificare la natura del bollo ed identificare come indicarlo correttamente.

La questione del bollo è dibattuta

Questo da tempo fa discutere ed alimenta paradossali scuole di pensiero diverse che alla fine dimostrano soltanto la confusione della normativa. Ad ogni modo l’orientamento prevalente è quello di inquadrare il bollo come una delle somme che non costituiscono reddito. Questo dovrebbe essere il modo più lineare di incasellare il bollo all’interno della certificazione unica. Ma la cosa più importante è fare attenzione alle multe e ai termini. Infatti bisogna tenere presente che sia la comunicazione all’Agenzia delle Entrate che l’invio al lavoratore sono stati fissati per la data del 16 marzo 2022.

Data unica e rischio sanzioni

Questa è la data da segnare in rosso per la certificazione unica del 2022. Dunque entrambi gli adempimenti hanno il medesimo termine. Da un lato sicuramente aumenta il rischio di ingolfare il lavoro in quel periodo ma dall’altro si semplifica il calendario. Le multe nel caso in cui non si consegni la certificazione unica ammontano €100 per ogni certificazione. Con un tetto massimo fissato a 50.000 euro.

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Tuttavia questa forte sanzione trova un elemento di mitigazione nel ravvedimento operoso. Dunque correggere o presentare ciò che si è omesso è possibile anche in ritardo. Vediamo termini e sanzioni. Ma se la correzione avviene entro 5 giorni in realtà non c’è alcuna multa. Se invece si provvede a rettificare l’errore entro 60 giorni la multa sarà ridotta 33,33 euro per ogni certificazione errata oppure omessa.

Salvatore Dimaggio

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