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Fisco

Lavoro in nero, come l’Agenzia delle Entrate può fartene pentire

Sono altissime le sanzioni previste dall’Agenzia delle Entrate per chi decide di assumere in nero: a pagarne sono i lavoratori e i datori di lavoro. Ecco cosa può accadere.

ANSA, Roma, ANGELO CARCONI

Quando l’Agenzia delle Entrate entra in campo c’è sempre da stare attenti. L’Agenzia infatti sta passando al vaglio non si limita esclusivamente alle dichiarazioni dei redditi che ogni anno riceve va al di là per cercare operazioni sotterranee e non tracciate. E’ il “nero”, il guadagno che viene omesse nelle dichiarazioni annuali presentate dal lavoratore e dal commercialista e che rendiconta le entrate e gli incassi. In alcuni casi, è davvero facile riuscire a nascondere queste somme, visto che basta poco a non emettere uno scontrino o una fattura e incassare la cifra senza lasciare traccia. Altre volte, quando ad esempio il lavoratore ha perso il lavoro ma continua a mantenere uno standard di vita alto, allora le cose sono un po’ diverse e immaginare un’entrata illecita è piuttosto ragionevole.

Cosa fa l’Agenzia delle Entrate per capire le entrate in nero

ANSA, Roma, MASSIMO PERCOSSI

L’Agenzia delle entrate per prima cosa guarda con attenzione gli spostamenti che avvengono sul contro corrente del lavoratore. E’ quest’ultimo che dovrà, dunque, assicurare all’agenzia di aver fatto corrispondere entrate e uscite. Tecnicamente parlando, quando si parla di professionisti c’è da evidenziare che versamenti e bonifici sono ritenuti redditi imponibili; dall’altro, se ci sono imprenditori di mezzo, allora l’importo e gli spostamenti saranno da ritenersi operazioni imponibili. E’ compito del lavoratore-contribuente convincere l’Agenzia delle entrate della legalità delle operazioni.

Guadagni in nero: cosa si rischia

Ansa, Roma

Chi ottiene un lavoro in nero può denunciare l’azienda per ottenere i contributi che non sono stati versati durante il periodo nel quale si è svolta la prestazione di lavoro. Ma anche per ciò che attiene agli straordinari, le indennità non pagate, il Tfr, i vari risarcimenti dovuti. Il datore di lavoro rischia una multa da 100 euro fino a 500 euro per ogni volta che non comunica l’assunzione di un nuovo dipendente. A cui si aggiungono multe da 1500 a 9000 euro se entro i 30 giorni, da 3mila a 18 mila per ogni lavoratore irregolare se si sono superati i 30 giorni. E ancora: oltre i 60 giorni, si rischiano 36mila euro di sanzione. E se si tratta di stranieri o minori la sanzione può essere aumentata del 20 per cento.

Edoardo Corasaniti

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