Rata dell’8 agosto saltata, cosa accade ora con il Fisco

La rata dell’8 agosto è ormai passata. Ecco cosa accade ora con il Fisco dopo la scadenza del tempo limite per il pagamento

L’8 agosto è stata la data ultima per i contribuenti che dovevano saldare il debito riguardo la Rottamazione ter e Saldo e stralcio delle cartelle esattoriali. Nonostante la data ufficiale, prevista dal decreto Sostegni-ter, era stata fissata al 31 luglio, per via dei 5 giorni di tolleranza c’era tempo fino all’8 agosto.

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Con questa possibilità, i contribuenti hanno potuto mettersi in regola con i pagamenti riferite alle rate scadute nel 2019 e 2020. IN questo modo, hanno potuto versare oltre la fine del tempo limite previsto. Nel caso, però di pagamenti oltre l’8 agosto, i benefici previsti dal decreto verranno meno. Ecco, quindi, cosa accade ora con il Fisco dopo la scadenza del tempo limite per il pagamento.

Rata dell’8 agosto. Ecco cosa accade ora con il Fisco

Con la scadenza della rata relativa al pagamento della Rottamazione ter, l’8 agosto è stata data l’ultima possibilità ai contribuenti di mettersi in pari con le tasse. Tuttavia, coloro che hanno mancato anche quest’ultima possibilità andranno in contro alla decadenza del beneficio previsto dal decreto. Dunque, per loro tornerà l’obbligo di pagare le tasse arretrare con i relativi interessi.

Dunque, si va verso la fine della cosiddetta “Pace fiscale” che, secondo molti osservatori e analisti, è stato un vero e proprio flop. Se, inizialmente, lo Stato aveva fatto una stima di incasso di circa 53 miliardi, in realtà nelle casse statali sono entrato solo 18 miliardi, una cifra quasi irrisoria rispetto alle attese. Secondo l’Osservatorio dei Conti pubblici, nonostante le numerose rottamazioni, sono stati pochi i cittadini a saldare i propri arretrati.

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Dopo le rottamazioni del 2016 e del 2017, infatti, avevano fatto domanda circa 2,3 milioni di cittadini, con un’entrata prevista di circa 26 miliardi (per debiti che ammontavano a circa 45 miliardi). Tuttavia, nelle casse dello Stato non sono state registrate le entrate previste, che in realtà sono state solo di 11 miliardi.

Stesso copione nel 2018: a fare domanda sono stati 1,4 milioni di persone, per un debito di circa 44 miliardi e una riscossione prevista di 26,3 miliardi. Il risultato? Sono stati versati solo 6,3 miliardi.