Pensione a 61 anni per tutti solo nel 2023: la riforma Meloni è molto meglio del previsto

Come sappiamo con la fine del 2022 finisce quota 102. Quota 102 permette di lasciare il lavoro con 64 anni di età e 38 anni di contributi.

La quota 102 così come la quota 100 sono state delle misure ponte messe in campo dai due precedenti governi per mettere in pausa la riforma Fornero.

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Ma adesso arriva la ricca novità della pensione a 61 anni per tutti che davvero può mettere le cose a posto per tantissimi lavoratori che decidono di andare in pensione.

Un’uscita molto vantaggiosa per i lavoratori

Come sappiamo la legge Fornero prevede 67 anni di età e 20 anni di contributi per andare in pensione.

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Ma proprio per mitigare la durezza della legge Fornero il governo Conte aveva messo in campo la quota 100. La quota 100 non aveva abrogato la legge Fornero ma l’aveva solamente sospesa. Poi è arrivato il governo Draghi. Anche il governo Draghi non ha abrogato la legge Fornero ma l’ha sospesa con la quota 102. Ma il ministro Calderone che è appena entrata nella sua funzione istituzionale e ministeriale ha detto che farà subito partire un dialogo sociale con i sindacati e con i lavoratori. Insomma sulle pensioni riparte quel famoso tavolo di confronto con i sindacati che dovrebbe portare proprio alla nuova riforma delle pensioni.

Ecco come funziona verrà fuori dal dialogo con i sindacati

Sembra molto calda l’ipotesi di un pensionamento a 60 anni con 35 anni di contributi. Molti invece puntano su una quota 41 flessibile. Una quota 41 flessibile potrebbe anche tradursi in un ritorno della quota 102. Insomma le ipotesi sul tavolo sono veramente molte ma tanti esperti del mondo delle pensioni scommettono proprio che almeno per il 2023 ci sarà la possibilità di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi e 61 anni di età. Questa ipotesi è una ipotesi caldissima e molti la ritengono assolutamente praticabile. Il problema è che però un’ipotesi del genere costerebbe all’INPS ben 700 milioni di euro solo nel primo anno.

Opzione tutti ed aumento pensioni minime ma non a 1000 euro

Un’altra ipotesi di cui si parla moltissimo è la cosiddetta opzione uomo chiamata anche opzione tutti. Opzione uomo significherebbe estendere opzione donna anche agli uomini e quindi consentire il pensionamento anticipato a 58 anni di età con 35 anni di contributi ma accettando il forte taglio del cosiddetto ricalcolo contributivo dell’assegno. Ma un tema di cui si discute è anche l’aumento delle pensioni minime. Sebbene oggi pochi ritengano possibile l’aumento delle pensioni minime a €1000 di cui si era parlato in campagna elettorale, un aumento potrebbe comunque trovare posto nella riforma.