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Pensioni, il Dl Milleproroghe stravolge tutto: fino a che età potranno lavorare medici e statali

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Enrico

La notizia è di quelle che fanno parecchio rumore: le pensioni di alcune categorie di lavoratori si allontanano sempre più…    

Il tema sempre “caldo” delle pensioni ora si fa rovente. Una nuova proposta prevede di allungare oltre i 70 anni l’età per la messa a riposo di una professione tra le più importanti e delicate in assoluto.

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Inps La notizia è di quelle che fanno parecchio rumore (Ilovetrading.it)

E se è vero che anche le aspettative di vita tendono ad allungarsi sempre di più, e che in un paese con un bassissimo tasso di natalità come l’Italia spostare in avanti l’età della pensione è imprescindibile, i sindacati alzano già le barricate.

L’ultima novità nel cantiere delle pensioni

A smuovere le acque sul fronte pensioni è un emendamento al Milleproroghe a prima firma Domenico Matera (Fratelli d’Italia) che consentirebbe ai dipendenti pubblici che hanno già compiuto 67 anni di continuare a lavorare fino a 70 anni, ovviamente “su base volontaria”. Mentre Lega e Noi Moderati propongono di rinviare l’uscita per il personale sanitario. Apriti cielo.

Si tratta di un’opzione che, qualora venisse approvata, sarebbe valida solo per chi non ha ancora maturato 36 anni di contributi. E in ogni caso spetterà alla singola amministrazione accogliere la richiesta. Quanto ai medici, invece, sono due gli emendamenti (uno della Lega e uno di Noi moderati) che prevedono la possibilità di andare in pensione a 72 anni.

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Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico (Ilovetrading.it)

Il primo a tuonare è Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami, il Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani, secondo il quale la possibilità di mantenere in servizio i medici fino a 72 anni potrebbe essere una sorta di regalo ai professori universitari e ai primari che di fatto bloccherebbe l’avanzamento di carriera dei medici più giovani e nel contempo un assist alle casse previdenziali che pagherebbero due anni in meno di pensioni incassando due anni in più di contributi.

Quella di Testa è una bocciatura su tutta la linea: “Tenere i medici al lavoro fino a 72 anni non è la soluzione – sottolinea -. Piuttosto, il governo e la maggioranza dovrebbero pensare a un sistema sanitario equilibrato che non carichi all’inverosimile i medici, soprattutto quelli di medicina generale, costringendoli a lasciare la professione anticipatamente”. E conclude: “È assurdo che una proposta di questo tipo venga avanzata nuovamente dopo che era stata bocciata nel corso della discussione sulla manovra finanziaria lo scorso autunno”.

Luigi Sbarra, leader della Cisl, ribadisce dal canto suo la necessità di costruire un accordo complessivo sulla riforma del sistema pensionistico e previdenziale, rilanciando la proposta dei sindacati: uscire a partire dai 62 anni oppure con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Ferma restando l’importanza della previdenza complementare e la necessità di “rendere strutturale l’Ape sociale” e “negoziare anche misure di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro“.

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