Nonni e la fortuna di chi se li può godere. I nonni che sono, sempre di più, colonna portante di tante famiglie italiane.
I nonni, fortunati coloro che ancora possono godere della loro presenza. In periodi come quelli che hanno caratterizzato gli ultimi anni, hanno rappresentato una sorta di tranquillante naturale di fronte all’isteria, ed alla crudeltà, del mondo esterno.
In quest anni così difficili hanno rappresentato, e rappresentano, un’ancora di salvezza per tante famiglie. Quando il mare segna burrasca ed è in arrivo una tempesta, sono loro il faro che indica la rotta da seguire. Il vero dramma è quando non ci sono.
Il 27 gennaio scorso è stato Il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale, che celebra, ogni anno, le vittime dell’Olocausto. In una splendida intervista la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, ha ricordato, tra le altre cose, un momento particolare della sua vita. Il momento in cui, dopo oltre quarant’anni, ha deciso di raccontare la sua storia. La terribile storia che ha cambiato per sempre la sua vita. Il momento fatidico è stato quando è diventata nonna. In quel momento ha capito che il suo racconto poteva, e doveva, essere trasmesso alle nuove generazioni affinché conoscessero l’orrore e lo scansassero per sempre dalla loro vita.
Liliana Segre è una donna, una madre e una nonna. In quella veste, per decenni, è andata nelle scuole ed i suoi racconti, terribili, hanno fatto sì che diventasse poi la nonna di milioni di giovani studenti. I nonni, tutti i nonni, appartengono ad una categoria amatissima. Nemmeno i genitori possono paragonarsi a loro. I nonni, sono come le vette più alte, quasi inaccessibili, del Tour de France, quelle che i francesi sono soliti definire Hors Catégorie. E se, per una leggerezza ingiustificabile, un genitore muove una critica ad un nonno, state pur sicuri che i figli si schiereranno compatti accanto al loro amatissimo progenitore.
Della loro importanza si ha piena consapevolezza, da sempre. Nonostante ciò, quando non ci sono, la loro assenza è un vuoto incolmabile. Il racconto di una coppia che vive a Milano, ma entrambi figli del Sud, quindi lontani dai loro paesi di origine, rende perfettamente l’idea di cosa significhi non avere i nonni accanto. Una storia uguale o assai simile a tante altre. Cambiano i luoghi, le circostanze particolari, ma il succo della storia, la sua “morale” è esattamente la medesima.
Alessandra è calabrese e suo marito, Giulio, pugliese. Vivono e lavorano a Milano e hanno due figli di 5 e 3 anni. Non hanno nessuno dei loro familiari vicino a loro. I nonni sono nei rispettivi luoghi di origine e pertanto devono affidarsi ad una schiera di baby sitter. 4 ore al giorno per cinque giorni alla settimana e un conto salato ogni fine mese: 650 euro. Un pensiero continuo e costante che diventa incubo quando i bambini si ammalano e pertanto occorre una persona che assicuri una presenza per l’intera giornata.
E non va certo meglio quando le scuole sono chiuse, quindi durante le festività pasquali o natalizie o durante le vacanze estive. E per i genitori che iniziano a lavorare molto presto o hanno i turni di notte è indispensabile una tata che viva in casa con la famiglia. Ed allora i costi raddoppiano, arrivando fino a 1300 euro mensili. Praticamente uno stipendio! In quei momenti si sente ancor più la mancanza dei nonni che, tra le infinite loro qualità, sono anche i migliori baby sitter del mondo! Per informazioni chiedere a tutti i nipoti.
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