Per Giorgia Meloni sono giorni e ore ricche di appuntamenti. Incontri internazionali con i suoi pari grado si uniscono alle polemiche interne.
Si può essere d’accoro con le sue idee o osteggiarle in maniera assoluta. Ma non si può negare che Giorgia Meloni rappresenti il prototipo del politico di razza, non certo paragonabile ad alcuni suoi colleghi, appartenenti all’intero arco costituzionale, famosi soltanto per gaffe e scivoloni di cultura istituzionale e non.
Sono giorni difficili quelli che sta attraversando Giorgia Meloni. Il percorso del decreto Milleproroghe, in scadenza il prossimo 27 febbraio, sembra davvero l’ultimo dei suoi pensieri. Problemi interni, causati da illustri colleghi di partito, nonché incontri istituzionali in giro per l’Europa, con una guerra in corso, sembrano non darle un attimo di respiro.
Forse già se lo prefigurava. Dopo il 25 settembre 2022, giorno delle elezioni politiche è rimasta quasi in silenzio. Eppure è stata lei la trionfatrice. Gli altri hanno perso tutti, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle così come sono usciti pesantemente “suonati” anche gli altri due partiti della coalizione di centro-destra, la Lega e Forza Italia. Se hanno vinto è soltanto perché Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni hanno sbaragliato la concorrenza. Eppure la futura premier non festeggiava. Non si è unita alle grida entusiastiche di chi ha vinto perdendo.
Giorgia Meloni sapeva ciò che l’attendeva. Una delle fasi storiche più complesse degli ultimi cinquant’anni. Ha da poco festeggiato i suoi primi 100 giorni di governo, con lo sciopero dei benzinai che ha di fatto sancito la fine della canonica luna di miele. Nel giorno delle visite istituzionali in Svezia prima, dove ha incontrato il suo pari grado svedese, Ulf Kristersson e in Germania poi, dove ha avuto un bilaterale con il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, un “impertinente” giornalista italiano le ha fatto una domanda sul caso Donzelli–Delmastro. Risponderà domani (sabato 4 febbraio ndr) su tale, delicatissima, questione.
Il suo volto, però, aveva un’espressione più chiara di mille parole. Millepensieri si accavallano sul decreto Milleproroghe e Giorgia Meloni non sa bene a chi dare la precedenza. Del caso politico scoppiato in Parlamento a causa delle gravissime parole pronunciate dal deputato di Fratelli d’Italia, nonché vicepresidente del Copasir, Giovanni Donzelli, nei confronti di quattro alti esponenti del maggior partito di opposizione, il Partito Democratico, sul caso Cospito, ne avrebbe fatto volentieri a meno. E adesso quindi le toccherà anche quest’altra patata bollente. Intanto il Milleproroghe…
Riguardo il decreto Milleproroghe in scadenza il prossimo 27 febbraio e ora all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, il governo ha depositato un pacchetto di emendamenti. Per quanto attiene le multe una proposta di modifica del governo Meloni riguarda l’allungamento dei termini ai Comuni per deliberare sull’adesione allo stralcio delle cartelle che contengono tributi locali non riscossi del periodo che va dal 2000 al 2015, di importo inferiore a mille euro e che sono ora affidati all’agente di riscossione.
Di estrema attualità, dopo la sentenza che ha visto coinvolta, e penalizzata con un -15 in classifica, la Juventus, a causa delle plusvalenze fittizie, nel Milleproroghe potrebbe arrivare anche lo stop proprio delle plusvalenze fittizie nelle cessioni dei giocatori. Lo strano caso della Juventus, che non ha rispettato una legge che ancora non c’è. Ma questa è tutta un’altra storia.
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