L’INPS controllerà i trattamenti percepiti dai pensionati. Scopriamo chi è a rischio e quali sono i documenti da preparare per evitare problematiche.
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha comunicato l’avvio di controlli sulle pensioni nel mese di maggio.
Le verifiche dell’INPS riguardano in modo particolare le posizioni dei superstiti titolari di pensioni relative al 2020. L’obiettivo è recuperare le somme versate a coloro che non ne avevano diritto. La pensione di reversibilità viene corrisposta ai superstiti in seguito alla morte di un pensionato o assicurato INPS. L’importo erogato è pari ad una quota percentuale della pensione già liquidata.
Destinatari sono il coniuge, la parte dell’unione civile, il coniuge separato o divorziato nonché i figli minorenni, inabili, maggiorenni studenti. In assenza di coniuge e figli il trattamento spetta ai genitori o ai fratelli e sorelle a specifiche condizioni. Qualora l’ente della previdenza sociale dovesse scoprire attraverso i controlli che i superstiti hanno ricevuto la pensione di reversibilità senza averne diritto scatteranno la revoca del trattamento e la richiesta di restituzione delle somme ottenute illegittimamente.
L’INPS ha avviato i controlli incrociando i dati in possesso con le informazioni note all’Agenzia delle Entrate. Sotto esame sono i superstiti percettori di pensioni, soggetti appartenenti al regime pubblico. Ad essere verificati i redditi dei beneficiari. Ricordiamo, infatti, che gli importi del trattamento pensionistico sono cumulabili con altri redditi del superstite ma entro determinati limiti.
Si può ricevere il 100% della quota spettante senza alcuna riduzione solamente rientrando entro i 20.107,62 euro (aggiornamento 2020). Fino a 26.810,16 euro, invece, scatta una riduzione del 25%. Entro i 33.512,70 euro la riduzione è fissata al 40% mentre oltre i 33.512,70 euro sale fino al 50%.
L’INPS ha comunicato che i controlli riguardano la rata di maggio 2023. Si tiene conto della sentenza numero 162/2022 della Corte Costituzionale che ha introdotto alcune novità. Nello specifico, la sentenza in questione ha dichiarato illegittimo l’articolo 1 comma 41 della Legge 335/1995 che consentiva la cumulabilità della pensione di reversibilità con altri redditi del beneficiario specificando come la decurtazione effettiva sulla pensione non possa essere superiore alla concorrenza degli stessi redditi.
Significa che nel momento in cui il trattamento concesso ai superstiti risulti superiore alle somme spettanti, l’INPS può recuperare l’indebito versamento dalla rata di agosto 2023. L’ente tratterrà un quinto dell’importo totale della pensione per recuperare l’eccesso per un massimo di 60 rate.
Se l’assegno del superstite non dovesse risultare sufficiente a coprire il debito, allora l’importo verrebbe recuperato da un eventuale secondo trattamento ricevuto, anche se si dovesse trattare di una pensione di Gestione pubblica.
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