Anche le criptovalute concorrono a formare il reddito di una persone. In Italia scattano le sanzioni se si omette di possederne.
Le criptovalute sono state la grande novità economica di questo decennio e hanno creato non pochi problemi dal punto di vista fiscale. Adesso però le cose sono cambiate e omettere di possedere criptovalute è considerato alla stregua di un’evasione fiscale.
Nel 2023 è cambiata nuovamente la normativa fiscale attorno alle criptovalute. Sebbene la loro posizione sul mercato finanziario sia complessa, nulla vieta alle criptovalute di essere considerate parte del reddito complessivo di una persona e quindi di doverci pagare sopra delle tasse statali come accade per qualunque altro tipo di ricchezza. Per molto tempo le criptovalute sono state uno strumento di investimento molto ambito proprio per la mancanza di una legge chiara sul loro conto. Oggi le cose sono cambiate e non è più possibile nascondersi dietro queste monete fittizie per evitare di pagare le tasse.
Con la Legge di Bilancio 2023 c’è stata in Italia una decisa regolamentazione di questi particolari asset finanziari. Allineandosi con quanto è stato fatto anche dell’Unione Europea con il provvedimento normativo delle criptovalute, il Governo italiano ha deciso che le criptovalute devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi tramite il modello Persone Fisiche, che oggi ha due sezioni dedicate specificatamente alle criptovalute. Nel Quadro RT si devono dichiarare i redditi diversi derivati dalle criptovalute, che vanno a sommarsi ad altri redditi derivanti da strumenti finanziari come azioni e obbligazioni. Sul Quadro RW, invece, è obbligatorio indicare il valore delle criptovalute per fini di monitoraggio fiscale.
Secondo quanto disposto dalla Legge di Bilancio su criptovalute e asset simili si deve pagare un’imposta di bollo pari al 2/1.000 del valore complessivo dei redditi derivanti da queste fonti. La prima scadenza per il pagamento di queste imposte è prevista per giugno 2024. Le criptovalute e gli asset non dichiarati all’Agenzia delle Entrate portano a delle sanzioni molto gravi. La corretta dichiarazione delle criptovalute nel quadro RW della dichiarazione dei redditi è un obbligo fiscale fondamentale.
Secondo la normativa vigente le sanzioni per l’omissione della dichiarazione dei redditi derivanti da criptovalute e asset può variare dal 3% al 15% degli importi non dichiarati da aggiungere alla somma dovuta che comunque deve essere pagata. La percentuale che si applica per le sanzioni dipendono dalla gravità della violazione.
Le sanzioni sulla mancata dichiarazione di criptovalute e asset aumentano nel caso in cui queste siano detenute all’estero in paesi ascritti alla black list italiana. La sanzione in questo caso raddoppia e va dal 6% al 30% dei redditi complessivi delle criptovalute. Nel caso di reddito da criptovalute e asset in uno dei paesi della black list superiore a 50.000 euro ci può essere anche un’aggravante con la reclusione in carcere.
In generale, se l’Agenzia delle Entrate scopre che un contribuente possiede una somma non giustificata, potrebbe trattarla come reddito non dichiarato e pretendere che sia soggetta a tassazione.
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