Una casa solo di proprietà del coniuge rientra nella comunione dei beni? E se la vendesse e il ricavato lo versasse sul conto cointestato?
Il matrimonio è la prima causa di divorzio. Al di là di questa celebre battuta di Groucho Marx, quando ci si sposa bisogna purtroppo tenere conto che una relazione può finire. Negli ultimi anni sono sempre più le famiglie che si separano, con tutte le spese che ciò comporta.
Dunque, è bene valutare le scelte che si fanno pensando a cosa può succedere in futuro. Per questo sempre meno persone optano per la comunione legale dei beni e di questo l’Istat nel 2016 ci ha fornito i dati di quante coppie mettono in comune le loro cose quando decidono di sposarsi.
Solo 7 anni fa lo facevano, infatti, solo il 27% delle coppie, mentre 10 anni prima erano il 44% delle persone a farlo. Tuttavia, la legge sulla comunione legale dei beni fornisce delle tutele, mentre si possono compiere alcune scelte che possono incontrare il limite della legge.
Nel codice civile, articolo 179, ci sono i beni che non rientrano nella comunione dei coniugi, come quelli ricevuti in donazione o in testamento prima delle nozze. Poi, ci sono i beni che appartenevano a un solo proprietario, uno dei coniugi, prima del matrimonio, che poi ha deciso di vendere e quelli per uso personale e quelli venduti.
Se ad esempio una persona comprasse una casa o la ricevesse in donazione prima di sposarsi e poi decidesse di venderla e versare quanto ricavato nel conto comune di entrambi i coniugi, cosa succederebbe in caso di separazione? A questa domanda viene incontro una sentenza di Cassazione (20/01/2006 n. 1197).
La Cassazione ha stabilito che, se secondo la legge, i beni che erano proprietà di uno dei coniugi prima delle nozze restano di sua proprietà. Tuttavia, se il ricavato viene depositato in un conto comune diventa di entrambi. Dunque, in caso di separazione, le somme devono essere divise in due.
Se il ricavato della vendita viene versato sul conto corrente cointestato, deve essere dichiarata la provenienza del denaro. Questo perché il conto appartiene ad entrambi e come ha stabilito la Cassazione, il 50% delle somme sono considerate come una donazione all’altro coniuge.
Contro questo, il coniuge deve dimostrare che il versamento nel conto cointestato non abbia un fine diverso, come quello, ad esempio, di consentire all’altro di usare i soldi per le spese domestiche.
L’anticipo del TFS rappresenta una soluzione concreta per i dipendenti pubblici che non vogliono attendere…
Nel primo trimestre 2026 emerge ancora una volta una distanza netta tra uomini e donne…
Una semplice email con un nuovo codice PIN può sembrare una comunicazione di routine, ma…
Nel modello 730/2026 emerge un caso tutt’altro che raro: è possibile detrarre spese sanitarie già…
Non sempre un rifiuto dell’INPS chiude definitivamente la strada verso la pensione. Nel sistema contributivo…
La stretta sui familiari a carico non elimina tutte le detrazioni nel 730/2026, da considerare…