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Affitto e tasse: occhio alle leggi che devi conoscere per evitare multe stellari e fastidi

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Nausicaa Tecchio

Stipulare un accordo di locazione richiede il versamento di alcune imposte, variabili a seconda del fatto che il locatore sia un’impresa oppure un privato. 

Decidere di mettere in affitto un immobile è ritenuto un grosso vantaggio per ottenere un’entrata in più, ma non è esente dal pagamento di alcune tasse. Sapere quali siano e a quanto ammontino a priori è utile anche per valutare se procedere e quindi stipulare un contratto con un affittuario. Le imposte però variano a seconda che il locatore sia soggetto a IVA o meno. Nel primo caso affittare l’immobile è un’azienda, nel secondo invece è un cittadino privato.

analizzare il contratto di affitto
Quando si stipula un contratto di locazione le imposte non sono fisse, dipendono da alcuni fattori. (ilovetrading,it)

Prima di tutto si può parlare però dell’unica che non varia nei due casi, l’imposta di bollo. Va versata per la registrazione del contratto e prevede un costo di 16 euro ogni 100 righe di testo contenute all’interno del documento, o eventualmente ogni 4 facciate per ogni copia. Questa lunghezza è lo standard (raramente l’imposta è superiore a 16 euro) e prevede l’acquisto delle apposite marche da bollo, da comprare in data non successiva a quella della stipula del contratto e da affiggere sullo stesso.

C’è poi l’imposta di registro che si può pagare in un’unica soluzione se il contratto dura più anni o suddivisa in rate annuali. In caso il locatore sia un’impresa costruttrice e quindi soggetta a IVA allora questa si presenta fissa a 67 euro. Se invece è un privato a locare la struttura abitativa la si applica in misura proporzionale con l’aliquota del 2% del canone annuo di affitto.

La tassazione ordinaria prevista per l’affitto

Oltre alle imposte viste sopra ci sono da considerare le tasse sul reddito che si riceve dall’affitto. Queste si alzeranno a seconda del reddito imponibile, suddiviso in cinque scaglioni dal sistema tributario sulla base del totale delle entrate percepite annualmente. La più bassa è prevista per i redditi inferiori a 15.000 euro ed è pari al 23%, mentre per il secondo scaglione (fino a 28.000 euro) ammonta al 27%.

tasse previste sul canone di affitto
In base al reddito che si percepisce dalla locazione aumentano le tasse. (ilovetrading.it)

Esiste infine il regime facoltativo della cedolare secca che non prevede né l’imposta di bollo né quella di registro. A poterla richiedere sono esclusivamente le persone fisiche che non affittano nell’esercizio dell’attività di impresa, e si può ricorrervi anche per le locazioni brevi. La quota prevista è del 21% se il canone di locazione è libero e del 10% se concordato. Se si opta per la cedolare secca tuttavia non è possibile chiedere l’aggiornamento del canone per tutta la durata del contratto.

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