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Datori di lavoro non stanno versando i contributi: cosa controllare e come difendersi

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Antonia Festa

La legge prevede dei rimedi per tutelare i lavoratori nel caso di omesso versamento dei contributi. Ma attenzione alla prescrizione.

Le aziende sono obbligate alla denuncia mensile dei contributi pagati all’INPS in favore dei propri dipendenti, attraverso l’invio del cd. Modello UniEmens.

pagamento contributi INPS
Co sa succede se il datore non versa i contributi? (ilovetrading.it)

Capita, purtroppo, che al momento della richiesta di un estratto contributivo ci si renda conto che il datore di lavoro non abbia versato i contributi previdenziali.

Questa violazione ha delle gravi conseguenze soprattutto sulla pensione e, per questo motivo, il dipendente deve agire in fretta per risolvere il problema.

Il primo passo è inviare un sollecito scritto al datore tramite raccomandata A/R oppure PEC. In caso di inerzia, il lavoratore deve avvertire tempestivamente l’INPS che, insieme all’Agenzia delle Entrate, effettuerà le opportune verifiche e invierà una diffida all’azienda.

Con quest’atto si invita a provvedere al pagamento dei contributi e alle relative sanzioni, entro 3 mesi. Se il datore non ottempera, si procederà con l’iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella esattoriale nei confronti dell’azienda.

In alternativa, il dipendente può anche denunciare la situazione all’Ispettorato del Lavoro che, poi, allerterà l’INPS.

Omesso versamento dei contributi: cosa rischia il datore di lavoro?

Al datore che non versa contributi previdenziali ai propri dipendenti sono irrogate sanzioni sia civili sia penali.

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L’omissione dei contributi ha effetti negativi per il lavoratore (ilovetrading.it)

È, infatti, obbligato al pagamento di un importo corrispondente al totale dei contributi non versati, incrementato di 5,5 punti, fino ad una somma massima del 40% dei contributi non riconosciuti.

Nel caso in cui venga accertata anche la responsabilità penale, spetta il pagamento di una multa da 10 mila a 50 mila euro e, nel caso in cui l’ammontare dei contributi omessi sia maggiore di 10 mila euro annui, è prevista la reclusione fino a 3 anni e una multa fino a 1.032 euro.

I contributi si prescrivono? Il metodo per ottenere tutela

I contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni dalla loro maturazione. Se, però, il dipendente ha provveduto a denunciarne il mancato versamento all’INPS oppure all’Ispettorato del Lavoro, il termine di prescrizione è di 10 anni.

Cosa succede se il lavoratore si accorge dell’omesso versamento dei contributi da parte del datore solo dopo molti anni, quando già è intervenuta la prescrizione?

In questi casi, la normativa prevede il diritto a percepire una rendita vitalizia dall’INPS. Per riceverla, tuttavia, l’interessato deve dimostrare, tramite prova scritta, la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato, durante il periodo per il quale si lamenta l’omissione.

Il lavoratore, dunque, dovrà allegare alla domanda di costituzione della rendita vitalizia le buste paga, il libretto di lavoro, il contratto di assunzione o l’eventuale lettera di licenziamento o dimissioni, gli estratti dei libri paga e matricola e qualsiasi altra certificazione che serva per dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro.

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