Quello dell’evasione delle tasse è un problema molto serio che i governi cercano, giustamente, di combattere. Infatti, tra i proclami di ogni Direttivo subentrante c’è sempre quello della lotta all’evasione. Un problema che sembra di adesso. In realtà, non è così, a partire dall’Antico Egitto.
Pagare le tasse è un dovere di ogni cittadino che è chiamato a contribuire per il bene pubblico. Un principio sul quale non si dovrebbero avere divergenze. Diverso è, ovviamente, il discorso della pressione fiscale che porta tante persone ad evadere il Fisco. Il che non è certamente giustificabile, come comportamento, ma da sempre si dice che davanti ad una equa tassazione ognuno potrebbe pagare quanto dovuto allo Stato. Non è un caso che ogni Governo nascente, in Italia, ma non solo, porti tra le proprie battaglie e impegni quella contro l’evasione fiscale. Che finisce per danneggiare non solo il nostro Paese, ma a creare anche rabbia in chi, il proprio dovere fiscale, lo compie fino all’ultimo centesimo. Un Fisco, certo, equo, ma anche capace di colpire, senza sé e senza ma, chi non paga il dovuto.
Se pensate che questo sia un problema attuale, legato alla nostra economia, vi sbagliate. Infatti, quello dell’evasione del pagamento delle tasse è un qualcosa che è sempre stato insito nell’uomo. Quando c’è da pagare, insomma, si è sempre cercato di fare i furbi. Addirittura, anche nell’Antico Egitto, per dire, esisteva il problema dell’evasione fiscale, così come capitava anche nell’Antica Roma. Qui, ad esempio, quando venne istituito il Tributum in capita, si creò una certa ingiustizia, perché essendo una imposta per testa, finiva per colpire, in egual misura, i poveri e i ricchi.
Si creò, logicamente, una arrabbiatura di tutti, per questa ingiustizia, amplificando il fenomeno dell’evasione. Costringendo chi di dovere ad intervenire, commisurando la tassa in base alla capacità economica di ognuno. Sai che anche gli antichi egiziani evadevano le tasse? Infatti, non era un problema solo nell’Impero Romano. Le imposte da versare erano frutto di una dichiarazione dei redditi autoprodotta da ogni egiziano e calcolate al 20% dei guadagni (la quinta proventum). Un calcolo presuntivo sul quale molti, però, furbescamente, non dichiaravano esattamente le reali entrate. Peccato che i controlli fossero capillari e l’evasore scoperto veniva, nel migliore dei casi, bastonato e, in quelli più gravi, condannato a morte.
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