Il calcio italiano deve fare i conti con l’ennesimo fallimento, con la Ternana che non disputerà più la Serie C.
Quest’anno è toccato al Girone B della Serie C essere il fanalino di coda per quanto riguarda la gestione delle società iscritte. Dopo il Rimini, che non ha nemmeno terminato il girone d’andata, ora è tempo di fare i conti con la Ternana, ma la terza serie non si è limitata ai disastri del Girone B.

Il Girone A ha avuto il vergognoso caso della Triestina, con i giuliani che hanno dovuto fare i conti con una penalizzazione di ben 23 punti, di fatto condannandoli alla retrocessione già prima del via del campionato. Non è andata molto meglio nel Girone C, con il caso del Trapani, con 25 punti di penalità, e del Siracusa, con undici punti in meno.
Un campionato che necessita di una profonda rivoluzione, con la logica che impone una C1 a girone unico in tutta Italia e una C2 suddivisa in due gironi. Solo così si può pensare di rendere sostenibile il calcio delle serie minori, con la Ternana che è solo l’ultimo caso di una gestione scellerata.
Oltre sette milioni di debiti: così è fallita la Ternana
Il fallimento della Fere diventa realtà e arriva dopo una gestione ai limiti dei ridicolo da diversi anni a questa parte. Dopo la contestazione e l’addio dell’imprenditore e sindaco Stefano Bandecchi, sono iniziati una serie di continui passaggi di proprietà. Da Guida a D’Alessandro passando per Claudia Rizzo, 23enne che, alla presentazione come numero uno del club, di fatto è rimasta muta mentre parlava Ferrero, non certo l’uomo migliore dopo tutto quello che è successo alla Sampdoria.

Che sarebbe finita così lo hanno pensato proprio tutti in quel momento e infatti la realtà è venuta a galla dopo pochi mesi. Come riporta TerniToday, la Ternana ha accumulato debiti complessivi per 7 milioni 54 mila e 717 euro. Un valore impossibile da poter ricucire per qualsiasi imprenditore che vuole acquistar una squadra di Serie C.
La Ternana ora dovrà ripartire dalle serie dilettantistiche, probabilmente dall’Eccellenza, dunque sarà necessario un lungo calvario prima di tornare tra i grandi. La città e i tifosi meritano di meglio, come del resto tutti quanti meritano un calcio italiano senza dei personaggi che continuano, imperterriti e senza ostacoli, a danneggiare società storiche e blasonate.





