Il reddito di cittadinanza è una misura che ha agevolato la vita di tanti italiani. Una misura chiacchierata e controversa, ma per tanti è davvero necessario. Una misura non banale dal punto di vista contabile.
Infatti il reddito di cittadinanza è modificato, ampliato e ridotto da tante circostanze che possono riguardare il soggetto a cui è erogato ed il suo nucleo familiare. Il fatto di vivere in affitto, comporta un contributo in più, ma meglio comprenderlo chiaramente.Il contributo per l’affitto può arrivare anche a 280 ero mensili, dunque può essere un aiuto concreto per tante famiglie in difficoltà che devono sopportare anche questa spesa.
Il contributo affitto è connesso con la cosiddetta quota B del RdC. Ma le cose non sono così automatiche. La legge prevede alcune condizioni senza le quali il contributo non viene erogato. Il contratto di affitto deve essere regolarmente registrato. La legge non vuole premiare pratiche come affitti in nero o accordi di altra natura. Ma la registrazione da sola non basta.
Tale contratto, oltre ad essere stato registrato, deve anche essere rientrato nella DSU: dichiarazione sostitutiva unica, che poi confluisce nel famoso ISEE. Ma veniamo alla cifra erogata. La soglia massima che sarà riconosciuta a chi percepisce il reddito di cittadinanza è di 280 euro. Ma quando spettano?
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E’ tutto connesso al valore dell’affitto mensile pagato al padrone di casa. Se l’affitto è inferiore ai 280 euro si avrà diritto solo al valore dell’affitto e non di più. Ma come sappiamo, specie nelle grandi città, gli affitti possono essere un peso notevole.
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Ebbene se l’affitto è di 280 euro o più, il contributo affitto sarà sempre fisso a 280 euro. Dunque equivale all’affitto fino ai 280 euro, ma non oltre. Ovviamente quando la situazione abitativa muta, lo si dovrà comunicare tempestivamente con nuovo DSU per non perdere soldi o incorrere in problemi.
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