L’oro olimpico è letteralmente il sogno di ogni atleta. Il coronamento di una vita di sforzi quasi sovrumani. Un sogno che diviene realtà per pochi anzi pochissimi. Ma questo sogno ha anche un risvolto economico e come vedremo anche etico. Ma quanto vale un oro olimpico?
Il rapporto tra sport e danaro se da un lato è giusto che esista, dall’altro può arrivare a distorcere anche notevolmente lo spirito di lealtà che anima lo sport e quando questo accade alle Olimpiadi, nate proprio per celebrare lo sport come atto etico, qualche riflessione è d’obbligo.
Quando si gareggia per un premio, sembrerebbe ovvio che il premio spetti al vincitore senza se e senza ma. Alle Olimpiadi di fatto alcuni vincitori sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri, per citare George Orwell. Ma come è possibile?
La verità è che il danaro l’atleta lo riceve dal suo Paese e non dal Comitato Olimpico. Fin qui nulla di strano. Tuttavia ogni paese si regola a modo suo, in piena autonomia. Risultato? Tizio e Caio partecipano ad una gara, ma se vince tizio prende 10 e se vince Caio ne prende 100. E’ giusto?
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In concreto una medaglia d’oro frutta all’atleta tedesco 20.000 euro. E’ una giusta ricompensa per un traguardo così elevato al quale si è praticamente consacrata la vita? Difficile dirlo, ma il problema sorge quando il collega italiano percepisce per la medesima medaglia 180.000 euro più bonus.
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Il nostro paese è uno dei più generosi in assoluto. Colpisce il fatto che un bronzo valga tra 50 e 60 mila euro. Il triplo di un oro tedesco. E’ un sistema assolutamente libero e vario che non risponde ad alcuna logica unitaria, ma meramente alla politica sportiva intestina al paese. Se si viene da Singapore, poi, un oro cambia davvero la vita: si può arrivare a 630.000 euro. Forse è il caso di sedersi attorno ad un tavolo ed onorare lo sport un po’ meglio.
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