Ikea, TikTok, Netflix e crypto: tutti pazzi per il gaming e i gamer incassano

Quando leggiamo i compensi stellari percepiti da tanti gamer ci sorprendiamo di quando testo mondo sia cambiato e sia diventato ricco.

Ariana Grande per un concerto in un videogame ha introitato venti milioni e forse più. Le piattaforme di streaming di gameplay sono seguite come principale svago gionaliero da tantissimi nel mondo. In effetti tutto ciò può sorprendere, ma sorprende meno se pensiamo a quanto il videogioco sia diventato un fenomeno trasversale. Cerchiamo di capire meglio. Gli analisti dicono ai dirigenti Netflix che i nuovi abbonamenti languono e che il titolo in borsa non brilla più come un tempo. Ecco che la strategia non può essere che una: proporre videogiochi. TikTok vuole consolidare la sua lotta a spodestare Youtube e allora che fa? Lancia un videogioco da giocare e viralizzare dirittamente all’interno della piattaforma.

Il gamer è il testimonial ideale

Passiamo al colosso dei mobili economici da montare: Ikea. Propone la sua nuova linea e su cosa punta per attrarre l’attenzione? Design innovativo? Prezzi amichevoli? No, una linea pensata per i gamer. Come mai i videogame sono quella scialuppa di salvataggio che qualsiasi azienda usa quando vuole diventare più forte ed avere un vantaggio sui concorrenti? Troppo facile rispondere che i videogiochi piacciono e divertono. Si tratta di una sorta di gamification diffusa.

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Non una gamification hard cioè quella volta a trasformare i processi secondo le dinamiche di microgratificazione tipiche dei giochi. Ma una più leggera, più dolce in grado di vedere il gioco come un valore aggiunto buono per tutte le stagioni.

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Ecco perchè i gamer sono sempre più coccolati dalle aziende. Rappresentano le star di un mondo che vede nel videogioco uno strumento morbido di transizione.